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L'alambicco di Antoniozzi

Presto un progetto vero per Ferento? Speriamo…

di Alfonso Antoniozzi
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Alfonso Antoniozzi

Alfonso Antoniozzi

Il teatro romano di Ferento

Il teatro romano di Ferento 

Il teatro romano di Ferento nell'abbandono

Il teatro romano di Ferento nell’abbandono

– Nel relativo silenzio dei media italiani, la radiotelevisione greca ha chiuso i battenti licenziando tutti i suoi dipendenti inclusa l’orchestra sinfonica e il coro nazionale che da questa dipendevano.

In un commovente video pubblicato su Youtube il loro ultimo concerto pubblico effettuato nel chiuso di un piccolo studio di radiodiffusione racconta l’ultimo atto di un’istituzione nazionale che per settantacinque anni ha diffuso cultura, sogni, emozioni.

Piange il primo violino, una signora con i capelli biondi raccolti accuratamente da una coda che le ricade sulla spalla. Piangono alcune signore del coro mentre cantano, per l’ultima volta insieme, l’inno nazionale greco. Una non ce la fa più nemmeno a cantare, e scoppia in singhiozzi.

Alla fine del concerto partono gli applausi. Le telecamere escono ad inquadrare la vicina piazza, dove il popolo greco si è raccolto per dare l’addio alla sua orchestra. Una folla che non smette mai di applaudire.

Questo è il risultato delle varie “spending reviews”, l’inevitabile apocalisse finale di un sistema di vita innestato sul prodotto interno lordo, l’effetto collaterale di trattati internazionali che si interessano solo di salvaguardare il sistema economico in barba a tutto ciò che rende la vita degna di essere vissuta. Come ha scritto qualcuno su internet: “se fossimo stati una banca, ci avrebbero salvati”. Speriamo che qualcuno, magari la stessa Europa che ha combinato questo disastro nel paese culla della cultura europea, venga in loro soccorso. Speriamo.

In Italia, rispondendo alle stesse abominevoli logiche, rischia a chiusura (pardon, “verrà probabilmente liquidato”) il Maggio musicale fiorentino, un’istituzione fondata nel 1933 da Vittorio Gui nella città che vide nascere l’opera lirica e che è diventata simbolo del nostro paese nel mondo. Il corpo di ballo è già stato dismesso.

Non importa, c’è la crisi, bisogna andare in attivo. E poco importa anche se la sovrintendente imposta dal sindaco, in pieno tempo di crisi come primo atto si aumentò lo stipendio: è la legge del marketing, bellezza!

Pare che vogliano riaprirlo sotto altra forma. Speriamo che questa nuova forma lo svincoli definitivamente da amministratori nominati dalla politica, locale o nazionale che sia. Speriamo di vedere prima o poi qualche teatro gestito da gente che sa di teatro, invece che da figure care a questo o a quello schieramento politico.

Speriamo che i teatri escano dalle logiche della spartizione del potere. Speriamo anche di vedere qualche bel bando di concorso per tutte le figure professionali, trasparente e magari disponibile anche su web, come capita in tutti i più prestigiosi teatri stranieri. Speriamo.

A Viterbo, con un’operazione dal vago sapore di blitz, la politica locale annuncia di voler dare una sistemata al teatro di Ferento e promette due o tre serate. 

Speriamo che dietro questa idea ci sia un vero progetto per Ferento, speriamo che dopo questa “romanella” qualche giardiniere si prenda cura del sito nel resto dell’anno onde evitare che torni ad essere uno sterpaio dopo le prime piogge, speriamo che il nostro nuovo sindaco arrivi a capire che ospitare uno, due o tre spettacoli rimediati a poca distanza dalle elezioni senza una precisa idea di programmazione non è poi così differente dal ridipingere quattro strisce pedonali, riempire due buche o sistemare un giardinetto a pochi giorni dal voto.

Speriamo.

Alfonso Antoniozzi 


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28 luglio, 2013

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