Riceviamo e pubblichiamo – L’imminenza dell’appuntamento referendario mi spinge ad alcune considerazioni in merito ai quesiti proposti.
Nella mia lunga esperienza amministrativa ho più volte manifestato le mie posizioni sia sulla questione del nucleare, sia su quella della privatizzazione dell’acqua. Riguardo alla prima, a suo tempo oggetto di una mozione presentata in Consiglio, ho sempre evidenziato l’impossibilità di fornire rassicurazioni assolute sulla tenuta e la sicurezza degli impianti, in modo particolare in un territorio ad alto pericolo sismico come quello della Tuscia.
Lo smaltimento delle scorie, per il quale l’Italia non è attrezzata, costituisce un ulteriore elemento critico. Sarebbe necessario infatti un controllo capillare del processo di smaltimento, controllo che come dimostrano le vicende passate di altre tipologie di rifiuti tossici, non sempre è costante. Le nuove tecnologie aprono invece scenari alternativi che, se gestiti con attenzione e in modo previdente, possono ovviare a tali problemi.
Anche il quesito della privatizzazione dell’acqua è stato al centro di ragionamenti politici espressi nelle mie precedenti consiliature.
Premesso che l’acqua è un bene pubblico, e tale deve rimanere, la privatizzazione non è la panacea ai mali della gestione pubblica, e si espone a rischi molteplici. Tuttavia introduce un principio, quello dell’efficienza e della produttività, al quale spesso il lavoro pubblico è estraneo. Si potrebbe pensare ad una giusta mescolanza del principio di proprietà pubblica e di quello di efficienza gestionale, facendo intervenire solo in alcuni aspetti, gestionali appunto, organizzativi, il privato nel pubblico. Sui tre quesiti che riguardano questi temi, voterò dunque sì.
Santino De Rinaldis
Assessore ai lavori pubblici del Comune di Vetralla
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