-A spasso con i racconti dIi Antonello Ricci arriva all’ottava tappa con una passeggiata/racconto su camicie rosse e nere a Viterbo da Garibaldi a Bottai a Tito.
Con la partecipazione di Pietro Benedetti l’evento si svolgerà venerdì 26 luglio alle 21.30, con appuntamento a Viterbo appena dentro porta della Verità.
Pietro Rossi. Caffettiere. Ardente repubblicano con Garibaldi alla difesa di Roma nel ’49, poi unico eroe viterbese all’impresa dei Mille: dimenticato. Qualcuno arriverà a confonderlo con il brigante Marintacca, così chiamato perché sparava con mira infallibile come un soldato.
Lamberto Andreoli, meglio conosciuto come “Mastrumberto”, fratellastro voce populi di re Pippetto: nell’estate del 1921 ardito del popolo sulle antiche mura della sua Viterbo, per difenderla dalle camicie nere di Bottai: perseguitato per un omicidio che non commise mai. Nello Marignoli: vulcanizzatore in pace, radiotelegrafista in guerra. Partigiano combattente per la libertà nell’esercito jugoslavo di liberazione: medaglia al valore conferitagli da Tito, mica qui da noi.
Alfio Pannega, clochard dai mille lavori e senza-casa, poeta popolare. Ai tempi del duce, sua madre Giovanna mandava a fare in culo senza tanti complimenti la moglie del prefetto. Decenni dopo egli avrebbe rifiutato – con quella sapida dolcezza che gli era unica – una onorificenza civica di cui il Comune volle tardivamente insignirlo. Nel solenne contesto della Sala Regia, davanti a centinaia di persone, lasciò tutti di stucco: – E poi ‘sta targa do’ l’appicco, se non c’ho manco la parete pe’ piantàcce ‘l chiodo?
Potevano essere eroi, uomini come questi. Camicie rosse garibaldine, arditi del popolo, partigiani, militanti di centri sociali. Potevano essere eroi, se solo la storia avesse preso un’altra piega. Si sono ritrovati invece come quei pastori di Orgosolo dei quali Franco Cagnetta ebbe a narrare: banditi senza neanche rendersene conto, “da un giorno all’altro”.
Potevano essere eroi, certo. Ma anche questa è Italia. Italia paese gramo, dove politica e governo eternamente aleggiano in cieli remotissimi dal loro popolo: con la spassionata empietà degli agenti atmosferici – giurerebbe Ignazio Silone – tipo grandine o siccità. Italia Cenerentola infelice, dove troppo spesso modernità e Stato furono sinonimo, per le comunità locali, di carceri e carabinieri. E di fucili. Fucili, sì. Per difendersi. Ma anche per offendere. Banditi a Viterbo 2.0.
“Diventare banditi da un giorno all’altro, quasi senza rendersene conto”. Di tappa in tappa, tra croci di peperino, lapidi in marmo e ceramiche toponomastiche, attraverso centocinquanta difficili anni di unità nazionale, Pietro Benedetti reciterà brani dai monologhi di Mastrumberto Andreoli ardito del popolo in Sottoassedio, di Pietro Rossi garibaldino all’impresa dei Mille in Vittoria!, di Nello Marignoli gommista e partigiano nella resistenza jugoslava di Drug Gojko e di Alfio Pannega in Allora ero giovane pure io.
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