Viterbo – “La città non è assolutamente pronta a diventare capitale europea della cultura. Togliamocelo dalla testa. Ho visto la candidatura di Matera, un’altra cosa, un altro pianeta”. Maurizio Errigo è docente di progettazione urbanistica presso la facoltà di architettura dell’università La Sapienza di Roma e professore di urbanism al Politecnico di Delft in Olanda. Fino all’anno scorso è stato anche componente della commissione urbanistica comunale.
E se ciò non bastasse, “Il centro storico sta morendo – ha aggiunto Errigo -, e se questo accade muore la città”.
Errigo ieri, con il professor Alfredo Passeri, anch’esso docente universitario, e Angelo Russo, ideatore di Sinfonia d’archi, è intervenuto alla conferenza stampa Dal sogno al degrado all’Aless don Milani di palazzo Grandori a Viterbo.
Viterbo – Maurizio Errigo
“Non c’è un piano particolareggiato del centro storico – ha fatto notare Errigo -. Non solo, ma l’ultima idea urbanistica della città risale al 1956. L’ultimo piano regolatore è del 1979, di fatto un copia e incolla di quello degli anni ’50. La città dei papi è al secondo posto tra i piani regolatori più vecchi d’Italia. Subito dopo dopo Catania”.
Viterbo – Angelo Russo, Maurizio Errigo e Alfredo Passeri
Un centro storico che, per Errigo, “si caratterizza per la scarsa manutenzione”. “Una città – ha proseguito il docente universitario – dove spesso ci si esalta per l’effimero, come ad esempio le manutenzioni stradali, senza essere però capaci di valorizzare l’immenso patrimonio storico che abbiamo. Bisognerebbe invece investire su storia e medioevo, termalismo e patrimonio Unesco collegato al trasporto della macchina di Santa Rosa. Così come sulla sua posizione geografica”.
“C’è invece scarsa consapevolezza del valore storico della città – ha poi concluso Errigo -, un turismo termale che porta poco e niente alla città e un brand, come quello del riconoscimento Unesco che inizia e finisce il 3 settembre senza determinare alcun indotto. Neanche un weekend. Viterbo potrebbe invece vivere di turismo sfruttando tutto questo e la sua posizione geografica. Non solo, ma sempre per quanto riguarda il trasporto, potrebbe utilizzare pezzi delle macchine di Santa Rosa, oggi chiuse in un magazzino, collocandole all’interno di spazi pubbliche. Il tutto con un regolamento più agile rispetto a quello sull’adozione delle rotatorie che prevede troppi oneri a carico dei privati che poi, pur interessati alla cosa, sono costretti a rinunciare”.
Daniele Camilli
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