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Tribunale - Smascherato dai carabinieri ha subito confessato - L'accusa ha chiesto 5 mesi e 29 giorni di reclusione - Assolto

Presta di nascosto l’auto del padre poi dice che l’hanno rubata, a processo per simulazione di reato

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Fausto Barili

Fausto Barili 

Bomarzo – (sil.co.) – Presta di nascosto l’auto del padre a un amico e quando il genitore se ne accorge, dice che è stata rubata. È successo a Bomarzo, dove la bugia è stata scoperta in un battibaleno dai carabinieri che hanno denunciato il giovane per simulazione di reato.

Il processo si è concluso ieri davanti al giudice Giovanna Camillo, davanti alla quale l’imputato si è difeso dicendo di avere avuto paura della reazione del padre che, grazie al sistema di tracciamento satellitare della vettura, si era accorto che l’auto non si trovava dove avrebbe dovuto essere e gli aveva chiesto spiegazioni, recandosi quindi col figlio  sporgere denuncia ai carabinieri.

L’accusa ha chiesto una condanna a 5 mesi e 20 giorni di reclusione, ma il difensore Fausto Barili ha insistito per l’assoluzione, sottolineando come il suo assistito, messo alle strette dai militari, abbia subito confessato di avere disobbedito al genitore. Ai carabinieri è bastato chiedere al giovane la chiave della vettura, che non sapeva dove fossero, per sospettare che l’avesse data a qualcuno che conosceva. Poche battute e l’arcano è stato svelato, con relativa denuncia per simulazione di reato.

“Il fatto è apparso subito inverosimile, non c’è stata simulazione di reato. Un fatto insussistente, non cristallizzato – ha proseguito il legale durante la discussione – manca l’elemento soggettivo del reato”.

Nonostante la diversa opinione dell’accusa, il giudice, dopo una breve camera di consiglio, ha disposto l’assoluzione con formula piena dell’imputato, “perché il fatto non sussiste”.


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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3 maggio, 2024

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