– “Il palco tira fuori il meglio di me” (gallery).
E’ ormai adulto Paolo De Santis. Ma quando parla dello spettacolo Edipo Re(ietto) sembra un bambino. I suoi occhi brillano per l’entusiasmo e la passione. Paolo sarà tra i protagonisti dello spettacolo in programma alle 21 domenica 4 agosto a piazza San Lorenzo nell’ambito del Tuscia operafestival.
“Sono sei anni che faccio teatro – racconta Paolo – e mi emoziona molto recitare. Ho iniziato per gioco e poi mi sono appassionato perché tira fuori la parte migliore di me e non mi spaventa, anzi mi dà sicurezza. E’ un’esperienza che mi è servita per la vita e per stare con gli altri”. Solo uno il desiderio per la serata di domenica. “Gli applausi del pubblico che mi farebbero davvero contento”.
Con lui ci saranno anche altre 30 persone, tra cui, ragazzi diversamente abili, adulti con problemi psichici, ma anche volontari di compagnie amatoriali e giovani universitari. Ogni giorno tutti insieme provano per ore in vista dell’esibizione a cui parteciperà anche Daniela Poggi. Entusiasta per il progetto, l’attrice, con la sua presenza, ha voluto dare il suo personale contributo.
“E’ un’eperienza molto bella e forte – dice la Poggi durante le prove -. In certi momenti mi sono chiesta dove sia la differenza tra noi e loro. Lavoriamo insieme con l’unico scopo di trasmettere emozioni e, in questo, le diversità non esistono davvero. E’ un nostro dovere aiutare le associazioni che si impegnano questo campo e mi fa piacere dare, in qualche modo, più visibilità a certe iniziative”. Un’occasione che la Poggi ha quindi colto al volo. “Le sfide non mi hanno mai spaventato, anzi fa parte del mio modo di essere affrontarle di petto. Mi spaventa, invece, il silenzio di fronte alla vita degli altri da parte della società. Io comunque ho voluto esserci e ho voluto partecipare per unirmi a questo gruppo e costruire insieme un vero progetto”.
Dedizione anche dai parte dei volontari che condividono l’esperienza con i diversamente abili. “Quando me lo hanno proposto – dice Anna Finaroli – ho deciso di accettare e mettermi alla prova. E’ stato un modo per conoscere me stessa anche in rapporto agli altri. Non è facile rompere certi schemi della società, ma per noi è una soddisfazione vivere certi rapporti e creare certi legami”.
Paola Santori, una delle volontarie del gruppo, parla di un “gruppo eccezionale” . “E’ stato Paolo Manganiello a invitarmi a provare questa avventura da cui ne è nata una grande passione – afferma la Santori -. Ho deciso di farlo per la voglia di integrarmi in un contesto teatrale diverso dai soliti. E’ un gruppo eccezionale e un’esperienza che si è rivelata più che positiva. All’inizio ho conosciuto persone timide, quasi intimorite e che stavano spesso a testa bassa. Alla fine di questo percorso, le cose sono cambiate completamente. Sono nati legami forti e importanti perché sulla scena siamo davvero tutti uguali”.
Dietro alla regia dello spettacolo Paolo Manganiello e Chiara Palumbo. Il vicepresidente dell’associazione Astarte, da anni, porta avanti con passione e convinzione il progetto del teatro integrato. Un impegno, che spesso ha trovato porte chiuse, ma che da quest’anno ha un supporto in più. “Unindustria – dice Manganiello – ha deciso di contribuire non solo allo spettacolo, ma ad IntegraMente, il gruppo di teatro integrato nato spontaneamente con il sostegno dell’associazione culturale Astarte e dell’associazione Amici di Galiana che è collegata al settore della Asl del disabile adulto.
Una gesto che ci inorgoglisce. E’ bello, infatti, che gli imprenditori viterbesi abbiamo scelto di promuovere un’iniziativa che va avanti per tutto l’anno e che lavora fattivamente sul sociale. Domenico Merlani ha intuito l’importanza e la portata di questo percorso e lui poi ha sensibilizzato la sua categoria”.
Lo spettacolo nasce con lo scopo di aprirsi a un pubblico più ampio. “Abbiamo fatto delle modifiche allo spettacolo per dargli una sembianza artistica da proporre a un pubblico vero e non fatto esclusivamente da amici e famigliari. Il teatro integrato, a differenza di quello commerciale, non deve necessariamente “fare cassetta” e quindi deve sperimentare e coinvolgere gli spettatori”.
La performance domenica sarà quindi per la gente e tra la gente. “Vogliamo coinvolgere il pubblico e farlo non solo attraverso le formule canoniche, tant’è che reciteremo tra gli spettatori. Non ci sarà un palco”.
L’Edipo Re(ietto), nell’ottica del regista, offre quindi un percorso socio-culturale e anche artistico. “Cerchiamo di sensibilizzare la gente a un teatro diverso, che sperimenta e che non è necessariamente fatto di luci e colori. Di scenografie e abiti. Ma di emozioni, soprattutto di emozioni”.
In un mondo spesso forzatamente originale e innovativo, lo spettacolo trova invece nella tradizione la sua ragion di essere. “Abbiamo scelto l’Edipo per sfida e anche perché i temi affrontati nella storia riguardano più o meno direttamente le persone che, a vario titolo, fanno parte del gruppo. Vogliamo poi contrastare la tendenza dei laboratori teatrali, integrati e non, di rappresentare cose che non ci appartengono, come i musical o gli spettacoli di cabaret – conclude Manganiello -. Usiamo i testi classici per sviluppare quell’idea di teatro che invece di essere asservita ai testi, asserve ai testi. E’ nella tradizione che c’e quello che cerchiamo per affrontare la vita”.
Paola Pierdomenico
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