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Viterbo - Lettere - Diego Cecchini scrive per chiedere un intervento delle istituzioni perché la vasca torni alle antiche condizioni

“Al Bullicame acqua verde e stagnante”

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L'acqua al Bullicame scattata ieri mattina

L’acqua al Bullicame ieri mattina

L'acqua del Bullicame

L’acqua del Bullicame

Riceviamo e pubblichiamo – Ieri mattina, recandomi al Bullicame, ho avuto la spiacevolissima esperienza di notare la metamorfosi dell’acqua che si presentava di un verde cupo, intenso, talmente innaturale per un abituale frequentatore del Bullicame da renderlo irriconoscibile.

Si dice che la minor portata d’acqua sia spiegata dalla nascita spontanea di una nuova sorgente formatasi “miracolosamente” in località le Zitelle, ma neanche la presenza di un geyser islandese in salsa etrusca potrebbe giustificarla.

Al momento la vasca grande, per ovvi motivi igienici, è inagibile. La cittadinanza si vede quindi espropriata di un bene che, in quanto pubblico, dovrebbe essere fruibile a tutti. Un cittadino viterbese, che vive da anni a Pordenone, stamattina sottolineava amaramente (essendo lui nato a Viterbo) che in Friuli questa situazione non si sarebbe mai potuta verificare e che tale patrimonio naturale avrebbe avuto una ben diversa valorizzazione.

Le foto scattate sono più esplicite di una qualsivoglia digressione naturalistica, soltanto un daltonico o un ipocrita potrebbe negare l’evidenza.

L’acqua ristagna, così come la lungimiranza politica delle istituzioni. I cittadini sono costretti a restare fuori dalla vasca come a esplicitare una distanza sempre più grande tra le istituzioni e la popolazione. Le persone di una certa età discutono amaramente riguardo a quanto vedono con il tono dimesso e rassegnato di chi ne ha viste fin troppe di queste situazioni per sperare che quel verde cupo ed intenso si traformi in un “verde speranza”.

Le istituzioni non devono rimanere immobili, l’acqua del Bullicame così come la programmazione e la valorizzazione dei beni naturalistici della nostra terra devono riiniziare a “fluire”. E’ da troppo tempo che ristagnano in un immobilismo talmente assurdo da essere incomprensibile soprattutto se contestualizzato in un periodo di crisi in cui è la creatività a costituire la discriminante tra il vivere ed il sopravvivere.

Diego Cecchini

 


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5 agosto, 2013

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