Riceviamo e pubblichiamo – Secondo i dati di Assoturismo e Confesercenti Viterbo nel mese di luglio 2013 si registra una diminuzione del 10 per cento delle prenotazioni a fronte di un leggero aumento delle presenze estere rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.
E la tendenza per il mese di agosto è la medesima: preoccupante è il calo del fatturato (intorno al 15-20% rispetto all’anno scorso). In questo quadro desolante, l’offerta turistica-culturale del viterbese si trova a competere con altrettante offerte, in tutto il territorio, risultando perdente.
Il perché di questo risultato, per noi di VivaViterbo, è abbastanza chiaro: l’essersi appiattiti su una offerta turistica che privilegia le manifestazioni di quartiere e l’autoreferenzialità territoriale rispetto ad eventi di qualità e con elevata capacità di attrazione turistica. Il motivo di tale comportamento non è illogico.
Si tratta della risposta a quella miriade di piccole associazioni e gruppi vari che propongono micro eventi, alle quali nel passato si destinavano finanziamenti a pioggia, con il solo scopo di accontentare tanti amici e potenziali elettori: in altre parole voto di scambio. Se poi questo non si tramutava in offerta turistica di ciò non c’era interesse. L’importante era essersi assicurato qualche voto di amici, aderenti all’associazione artistico-culturale di turno.
Non è necessario fare i nomi per capire che abbiamo avuto, e ancora oggi si cerca di avere, finanziamenti per manifestazioni che, al massimo, richiamano i parenti stretti degli organizzatori. Chi ha votato VivaViterbo lo ha fatto credendo in un altro modo di pensare la politica turistica e culturale, lo ha fatto immaginando una città che diventi, gradualmente ma inesorabilmente, centro creativo di cultura.
Quello che hanno sperato i nostri elettori e quello che noi continuiamo ad auspicare è una Viterbo capitale europea di cultura, una Viterbo capace di attrarre migliaia di visitatori affascinati dalle bellezze di un territorio sempre più “pieno” di cose da fare, da vedere, da assaporare. E’ ora di dire basta a questo modo di gestire la cultura viterbese e vogliamo che Viterbo diventi un punto di riferimento culturale per l’Italia intera. Per questo motivo riteniamo assolutamente necessario creare eventi che abbiano, sempre più, una risonanza nazionale.
C’è una bella differenza tra spendere soldi e investirli. Ecco, per trasformare davvero Viterbo in quello che troppi affermano senza capirne bene il significato (città turistica e culturale) bisogna investire in eventi che abbiano l’intrinseca capacità di portare nuovi visitatori a Viterbo (e quindi nuove risorse economiche). Deve finire il tempo di piccoli finanziamenti a pioggia che per accontentare tutti alla fine non producono nessuna ricchezza per l’intera città.
Comprendiamo benissimo che, in questo modo, molti personaggi della politica viterbese si troveranno senza sponsor e perderanno qualche elettore. Criticheranno questo comunicato. A noi non interessa. A noi interessa che tutta la città cresca e che arrivino risorse economiche nuove dai settori del turismo che oggi privilegiano, giustamente, luoghi dove l’offerta è più accattivante.
Per questo chiediamo che venga sviluppato il concetto di una città che, con eventi culturali di qualità, sia in grado di richiamare turisti e far circolare il nome della città al difuori delle proprie mura. Anche utilizzando al meglio le poche risorse disponibili. Per questo motivo siamo vicini al sindaco Leonardo Michelini e all’assessore alla Cultura Giacomo Barelli nel tentativo di rivoluzionare il modo di gestire gli eventi culturali nella città di Viterbo: da eventi a favore degli organizzatori e dei loro padrini politici ad eventi a favore degli operatori economici del settore e dei cittadini.
Gli eventi di Ferento, come altri già programmati e di cui leggiamo sui giornali, da soli di certo non bastano ma devono rappresentare, speriamo, un piccolo esempio di quello che potrà essere. Si parla della mostra di Sebastiano Del Piombo a Palazzo dei Papi. E speriamo si parli di tanto altro ancora. Oltre le clientele, oltre il piccolo cabotaggio. Perché per trasformare Viterbo in una meta di turismo culturale c’è da fare ancora tutto e chi, oggi, critica le cose fatte in questi giorni, significa che in realtà non ha a cuore lo sviluppo della città. Significa che vuole una città come è sempre stata. Noi no!
Claudio Margottini
Viva Viterbo
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