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Economia - Augusto Ciarrocchi, dal cda della ceramica Flaminia alla guida di Confindustria Ceramica - Tra le priorità il rinnovo del contratto nazionale

“Il settore sanitari è molto cambiato, a produrre in Italia sono rimaste solo le aziende di Civita Castellana…”

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Civita Castellana – La sua vita è stata dedicata alla ceramica, ha visto questo settore cambiare ed evolversi nel tempo. Vorrebbe etichettare i prodotti civitonici con un “Made in Italy” indelebile per distinguerli da quelli provenienti da altri paesi. E poi le trattative per il rinnovo del contratto nazionale, attualmente in una fase di stallo. Augusto Ciarrocchi, prossimo presidente di Confindustria Ceramica, si racconta.

Augusto Ciarrocchi

Augusto Ciarrocchi


Una vita dedicata alla ceramica, dall’ingresso nei primi anni 80 nel cda della ceramica Flaminia fino alla presidenza di Confindustria ceramica. Come è cambiato questo settore nel tempo?
“Il settore della ceramica sanitaria è molto cambiato, a produrre in Italia sono rimaste praticamente le aziende del distretto di Civita Castellana, salvo poche eccezioni, che oggi, a differenza degli anni Ottanta, si contraddistinguono per prodotti di qualità con un elevato contenuto di design. Evoluzione dei prodotti che ha accompagnato e, alcune volte, anticipato il cambiamento dell’ambiente bagno, che da luogo di servizio è diventato un elemento qualificante nell’arredamento della casa contemporanea”.

Cosa sta cambiando oggi dal punto di vista dei consumatori?
“I consumatori sono mediamente più attenti nella scelta dei prodotti da inserire nel bagno, soprattutto perché si sono accorti che vale la pena spendere qualche euro in più per oggetti di qualità e belli esteticamente che si utilizzano tra i venti e i trent’anni, e che hanno delle performances – per esempio riguardo al ridotto quantitativo di acqua di scarico – che li rendono più sostenibili”.

Qualche giorno fa i ceramisti del distretto hanno scioperato in merito al rinnovo del contratto nazionale. Il vostro obiettivo è quello di individuare punti di equilibrio. In tal senso, come vi state muovendo?
“Per quanto ci riguarda, le trattative del contratto nazionale non si sono mai interrotte. Stiamo in una fase di stallo, ma ritengo che presto potranno riprendere per giungere ad una soluzione soddisfacente per le parti”.

La Transizione 5.0 è una svolta fondamentale per il settore delle imprese italiane, poiché mira a promuovere la digitalizzazione e la sostenibilità. Lei come la vede?
“Ancora non sono disponibili le norme attuative, ma già si sono palesate alcune criticità che limitano fortemente l’utilizzo di tale misura da parte di molte imprese”.

Ritiene che il tema della sostenibilità di prodotto sia oggi un aspetto importante e da valorizzare in ottica di filiera?
“Il tema della sostenibilità è balzato fortemente alla ribalta negli ultimi tempi, ma ci sono molte aziende ceramiche, anche nel distretto civitonico, che hanno iniziato a lavorare in questa direzione, soprattutto per l’ambiente e il sociale, già da tanto tempo e continuano a farlo, ponendo una sempre maggiore attenzione anche ai comportamenti delle imprese che fanno parte della filiera”.

Identità e innovazione come punti cardini del Made in Italy. Vede possibile per il distretto ceramico realizzare la stessa tipologia di riconoscimento europeo che è stata fatta per i prodotti enogastronomici, ad esempio?
“Non posso esprimermi perché non conosco la normativa di riferimento. Intanto, però incomincerei a etichettare i prodotti civitonici con il “Made in Italy” indelebile per distinguerli da quelli che arrivano sul mercato da altri paesi”.


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13 giugno, 2024

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