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Polizia postale - In tredici nei guai, tra cui due arrestati a Frosinone e Sassari - Nella Tuscia, tra il 2021 e il 2022, due condanne a quattro anni e a un anno e cinque mesi

Maxiblitz contro la pedopornografia online, sequestri a casa dell’indagato viterbese

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Centro nazionale per il contrasto alla pedopornografia online (Cncpo)

Centro nazionale per il contrasto alla pedopornografia online (Cncpo)


Viterbo – (sil.co.) – Due arresti, undici indagati a piede libero e tredici perquisizioni, una delle quali a carico dell’indagato di Viterbo. Sono il bilancio della maxi operazione contro la pedopornografia online della polizia postale di Bari sfociata all’alba di ieri nell’arresto in flagranza di un 27enne della provincia di Frosinone e di un 46enne della provincia di Sassari. Durante le perquisizioni, anche a casa dell’indagato viterbese, sono stati sequestrati numerosi dispositivi informatici contenenti decine di migliaia di file dal contenuto pedopornografico, che saranno oggetto di successiva analisi forense.

Nella Tuscia due le condanne inflitte in primo grado per pedopornografia online salite agli onori della cronaca negli ultimi tre anni: un anno e mezzo a un quarantenne e quattro anni a un cinquantenne. Entrambi residenti in provincia. 

Le indagini sugli attuali 13 indagati – condotte dal centro operativo per la sicurezza cibernetica-polizia postale e delle comunicazioni Puglia, con il coordinamento del Centro nazionale per il contrasto alla pedopornografia online (Cncpo) del servizio polizia postale e per la sicurezza cibernetica – sono scaturite dalle analisi delle transazioni eseguite per l’acquisto di materiale pedopornografico su gruppi chiusi di una nota piattaforma di messaggistica dove veniva messo in vendita e acquistato materiale con contenuti di pornografia minorile.


Centro nazionale per il contrasto alla pedopornografia online

Centro nazionale per il contrasto alla pedopornografia online


Nella Tuscia sono due le condanne salite agli onori della cronaca negli ultimi tre anni. 

Il 18 maggio 2021 è stato condannato in primo grado a quattro anni di reclusione per pedopornografia online un impiegato cinquantenne residente nel Viterbese, arrestato il 22 aprile 2015 in seguito alla denuncia della mamma di una bambina disabile. Nel corso del blitz nella sua abitazione e nell’ufficio romano dove lavorava furono sequestrati tre computer e trovati su un hard disk circa 1800 file, 1705 immagini e 75 video, dal contenuto pedopornografico.

“Abbiamo accertato tre reperti con foto e filmati archiviati in specifiche cartelle, una sul desktop, mentre le altre due erano cartelle comuni sulle chat Skype e Messenger – ha spiegato, nel corso del processo un poliziotto – materiale pedopornografico scaricato in parte da eMule e in parte ricevuto da Skype, mentre della parte archiviata sulla cartella sul desktop non era possibile risalire alla provenienza”. “Un numero impressionante di foto e video dai contenuti raccapriccianti, cento su una scala da 1 a 100, tanto che gli è stata contestata, oltre alla continuazione e alla recidiva, anche l’aggravante dell’ingente quantità”, disse il pm chiedendo la condanna. 

Il 12 dicembre 2022 è stato condannato a un anno e cinque mesi di reclusione in primo grado, con sospensione della pena, a un padre di famiglia quarantenne residente in un centro della provincia. Tradito da un tatuaggio nelle parti intime, si era fatto inviare e aveva a sua volta inviato video erotici a una bimba romana di 7 anni conosciuta in chat. 

Nel 2020, in pieno lockdown, spacciandosi per un 17enne, avrebbe intercettato tramite smartphone su Rambo Chat quella che avrebbe creduto essere una ragazza, cui il giorno stesso avrebbe inviato una sua foto mentre usciva dalla doccia. Un selfie senza faccia, bagnato e nudo fino alla cintola e anche un po’ più giù. In cambio le avrebbe chiesto “una foto del tuo seno”, ricevendo uno scatto in cui si vedeva solo il volto della presunta ragazza. In realtà il volto, inequivocabile secondo l’accusa, di una bambina di 7 anni. “Visto il suo viso di bambina avrebbe dovuto smettere subito, invece ha insistito, contattandola su Messenger”, ha riferito in aula un investigatore. È andato avanti due giorni finché il padre, cui il telefono era intestato, non ha scoperto tutto.

Tra le prove anche 6-7 video “erotici” inviati all’orco dalla bambina. La mattina successiva al primo “incontro”, avvenuto di pomeriggio, il quarantenne l’avrebbe convinta a spogliarsi e inviargli foto e video delle sue parti intime. Stavolta in cambio le avrebbe mandato una fotografia del suo pene, sempre senza faccia, ma “identificabile grazie a un tatuaggio”, come ha fatto notare il testimone. 


– Pedopornografia online, indagato un viterbese


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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12 giugno, 2024

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