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Riceviamo e pubblichiamo – Nell’attuale congiuntura economica aumenta la domanda di trasporto pubblico; alimentata da una fascia sempre più ampia di utenza, per la quale risulta oneroso l’utilizzo del mezzo privato.
Questo accade per il trasporto pubblico urbano, ma ancor più per quello extraurbano, dove la domanda di mobilità, cresce esponenzialmente.
Nonostante questo il bacino di utenza del Tpl della Tuscia, rispetto a quello dell’area metropolitana di Roma, rimane un bacino a “domanda debole” perché vi è uno sfavorevole rapporto tra la vastità del nostro territorio e la relativa scarsità della popolazione.
Applicando parametri puramente economici di contenimento delle spese, il nostro bacino del Lazio-Nord è facilmente aggredibile, anche dai privati, perché “viaggia”, per motivi strutturali sempre al limite della compatibilità economica di esercizio.
Come coniugare quindi il diritto costituzionale alla mobilità con i problemi di bilancio delle società esercenti il Tpl?
La risposta è semplice, quasi ovvia: applicando sinergie tra le aziende che operano nell’ambito di uno stesso territorio, sia per quanto riguarda l’efficientamento e la non duplicazione delle tratte gestite, sia nell’ambito della logistica degli impianti e delle manutenzioni.
Questa semplice formula può trasformare un bacino di utenza, attualmente, a “domanda debole” in un bacino “ottimale”.
Lo schema esiste già: è Latina, dove coesistono Cotral che gestisce il Trasporto pubblico regionale e Atral, sua partecipata che ha la gestione delle altre tratte, anche urbane.
Piergiuseppe Polo
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