Viterbo – G7 finito e altri carichi d’armi in partenza. Una vipera, racconta Trilussa, quando seppe che preparavano il disarmo generale, borbottò “È finita! Er veleno che ciò va tutto a male”. Come non capirla e come non capire i fabbricanti d’armi, le aziende, i cui proprietari sono spesso gli stati pure in Italia, in fila alla Nato, al Cremlino, Pechino, perfino in Corea del Nord o alla ricerca di compiacenti propagandisti e ossequienti politici di serie A con al seguito alleati da campionato cadetto? Tipo il porcospino preoccupato che, racconta ancora Trilussa: “Dio ne guardi, je venisse in mente de levamme le spine che ciò addosso. Nun resterei che porco solamente!”.
Renzo Trappolini
Ricorda il Pietro Chiocca trafficante d’armi internazionale, interpretato mezzo secolo fa da Alberto Sordi, per il quale e per quelli come lui di ieri, l’altro ieri e di sempre “Finché c’è guerra c’è speranza”. Denuncia bella e buona per ridere, facendone però ridere con retrogusto di paura e rabbia, dell’eterno egoismo dell’uomo che fu, è e resterà, dicono certi filosofi, lupo. Cioè bestia crudele nei confronti dei simili. Tutto per potere, ma in ultima e vera sostanza, per denaro.
Niente di nuovo, perciò, nelle parole con cui Francesco – comunque l’unico a livello di capi mondiali – ricordando che guadagnare con la morte è terribile, punta l’indice sugli investimenti in fabbriche di armi.
In verità, l’11 giugno scorso, di fronte ai i preti della Roma eterna, ha poi aggiunto come settori produttivi a maggior ritorno gli anticoncezionali e la chirurgia estetica alla quale “ricorrono anche gli uomini che si fanno rifare il sedere per essere più eleganti”.
Certo, Francesco in economia non è un infallibile e neanche un Nobel, sebbene sia riuscito a dare una buona riordinata alle finanze fuori controllo della Santa Sede, sottoponendole agli altrove da tempo consolidati criteri di trasparenza. Il suo richiamo, però, è quanto mai importante nel momento in cui la cosiddetta intelligenza artificiale può farsi moltiplicatore dell’efficienza distruttiva – e remunerativa – degli armamenti.
Con buona pace del… “Palazzo della pace, quello cor cancello sempre chiuso – narra sempre Trilussa – e con un su e giù d’ambasciatori che se guardeno sur muso e resteno de fori. Perché la pace è risoluta de nun stà co le persone che j’abbruceno er pajone”.
Renzo Trappolini
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