Viterbo – “Il sacrificio di Pietro Cuzzoli e Ippolito Cortellessa ci aiuti a passare dalla società dell’insofferenza a quella dell’appartenenza. Il sangue versato deve avere un valore per tutti”. Con queste parole il vescovo di Viterbo, Orazio Francesco Piazza, ha ricordato le figure dei due carabinieri uccisi l’11 agosto del 1980 alla fermata dell’autobus di Ponte di Cetti da tre terroristi che avevano appena rapinato una banca.
Viterbo – Il 44esimo anniversario dell’eccidio di Ponte dei Cetti
Stamattina, sul luogo in cui Cuzzoli e Cortellessa pagarono con la vita il loro spirito di servizio, oltre al vescovo erano presenti vari esponenti delle istituzioni, tra cui il prefetto di Viterbo Gennaro Capo, il vicesindaco Alfonso Antoniozzi, il presidente della provincia Alessandro Romoli, i vertici istituzionali dell’arma dei carabinieri e i rappresentanti delle associazioni combattentistiche e d’arma. Insieme a loro, naturalmente, i familiari delle vittime.
Prima la cerimonia civile, con la consegna della corona d’alloro davanti alla lapide posta a ricordo dei due carabinieri uccisi, poi quella religiosa, con la messa nella chiesa di Santa Maria delle Farine.
Viterbo – Il 44esimo anniversario dell’eccidio di Ponte dei Cetti
“Ricordando questo martirio civile – ha detto il vescovo Piazza durante l’omelia – negli occhi dei carabinieri e dei familiari delle vittime ho visto una fierezza malinconica. Sentiamo viva la necessità della consolazione, nell’accezione latina del termine, cioè togliere dalla solitudine. Non dimentichiamo che dietro a una divisa c’è una vita, una storia, una famiglia. Dietro a un gesto eroico c’è chi rimane e porta avanti la vita, da solo e nel dolore”.
Secondo Piazza “stiamo vivendo una fase di passaggio. Dalla società dell’indifferenza, in cui si pensa solo al proprio orticello e non si capisce che una società è un corpo unico e tutti risentono delle difficoltà di una parte, ora siamo entrati nella società dell’insofferenza, dove regnano l’aggressività, la supponenza e le pretese”.
Viterbo – Il 44esimo anniversario dell’eccidio di Ponte dei Cetti
Cuzzoli e Cortellessa persero la vita in seguito a uno scontro a fuoco nel tentativo di fermare tre malviventi (che poi si scoprirono essere aderenti al gruppo terroristico Prima linea) che stavano tentando di salire su un autobus dopo aver rapinato una banca al quartiere Pilastro. Nello stesso giorno morì anche il comandante della stazione dei carabinieri di Montefiascone, Antonino Rubuano, ucciso da un incidente stradale mentre era impegnato nelle ricerche dei terroristi.
“I gesti eroici come quello di Pietro Cuzzoli e Ippolito Cortellessa – ha aggiunto Piazza – devono sviluppare il senso dell’appartenenza alla comunità, per dare la certezza di un sostegno a chi soffre o è in difficoltà. Ai rappresentanti delle istituzioni dico: amate la scelta che avete fatto al servizio della comunità e non temete i sacrifici che essa richiede”.
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“Commemorare significa ricordare insieme. Noi andiamo fieri di Pietro e Ippolito e delle istituzioni in generale, ma serve passare dalla società dell’insofferenza a quella dell’appartenenza. Il sangue versato deve avere un senso per tutti e non bisogna mai sentirsi soli nell’impegno che portiamo avanti” ha concluso il vescovo.
Alessandro Castellani
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