Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – “Così parlò Bellavista…”. No, non stiamo parlando del Professore dell’omonimo film, ma di via Bellavista, il cui nome stona e si scontra tristemente con la realtà.
Via Bellavista e la sua caratteristica scalinata, ormai sono un punto critico del centro, dove la fanno da padroni il degrado urbano e la microcriminalità. Questa via, come tutte le zone limitrofe, riversa in una situazione critica di abbandono, incuria, disordine urbano, scarsa igiene pubblica, dove è facile imbattersi in assembramenti rumorosi, diurni e notturni, dove le risse e le aggressioni sono all’ordine del giorno, dove il consumo di alcolici, in barba all’ordinanza, dilaga, dove si spacciano stupefacenti alla luce del giorno, dove non c’è controllo delle norme anti bivacco e della vendita di alcolici dopo una determinata ora, dove c’è gente che dorme per strada dopo l’ennesima sbronza, dove trovi bottiglie di alcolici e rifiuti abbandonati, residui di cibo e cartacce, dove soggetti dediti all’uso di sostanze alcoliche e stupefacenti, urinano sui muri, dove ti imbatti in topi lunghi 20 centimetri che escono dai tombini e dalla fontanella che puzza di acqua putrida, perché ci si è dimenticati di fare la derattizzazione e la disinfestazione con alto rischio di pericolo sanitario.
La situazione è ormai fuori controllo. Ecco, questa è via Bellavista, e le foto riportano visivamente le condizione in cui versa. I pochi residenti rimasti, che non sono ancora scappati e si ostinano a non voler vendere la propria casa ormai deprezzata, sono esasperati, e si sentono abbandonati dalle istituzioni, la zona viene percepita come pericolosa, non ci si sente al sicuro, si vive con la paura di scendere sotto casa…
Il centro storico non è solo la festa di Santa Rosa, è soprattutto e purtroppo questa triste realtà, in cui i residenti continuano a vivere in un clima di precarietà e insicurezza, costretti a convivere con una realtà che mette in evidenza il degrado che ormai regna sovrano.
Il Professor Bellavista a questo punto si domanderebbe: “Dov’è finito il salotto di un tempo?”.
Un lettore
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