La presentazione del libro di Silvio Cappelli e Giorgio Chioccia
Viterbo – “Santa Rosa è stata cacciata da tutti i viterbesi. Nessuno si è opposto all’esilio. Ed è stata cacciata perché difendeva i poveri”. Silvio Cappelli è uno storico, autore, con Giorgio Chioccia, del libro Piedi scalzi, tasche vuote e cuori in festa presentato ieri pomeriggio in provincia, palazzo Gentili, sala Benedetti. Una sala strapiena e attenta.
Viterbo – Silvio Cappelli
Un libro che vuole celebrare i venti anni del Cammino sulle vie dell’esilio di Santa Rosa. Un cammino tra erbobotanica e storia. Tra boschi, sorgenti e castelli medievali. Un libro che racconta tutto ciò che accompagna il pellegrino lungo il percorso. Un itinerario culturale e naturalistico che, quest’anno, il comune di Viterbo ha deciso di non finanziare. Tant’è vero che, ieri pomeriggio, in sala Benedetti non c’era nessuno di palazzo dei Priori.
Seduti accanto a Cappelli, il presidente della provincia Alessandro Romoli, il sindaco di Vitorchiano Ruggero Grassotti e l’esperto di botanica Giorgio Chioccia. A moderare l’incontro il direttore di Tusciaweb Carlo Galeotti.
Viterbo – La presentazione del libro di Silvio Cappelli e Giorgio Chioccia
Un cammino che si snoda tra Viterbo, Soriano nel Cimino e Vitorchiano. Le tappe dell’esilio della patrona di cui è stato celebrato il trasporto, con la nuova macchina ideata da Raffaele Ascenzi, Dies Natalis, il 3 settembre. Un itinerario che tornerà anche quest’anno. Con 4 appuntamenti: 8, 15, 22 settembre e 11 dicembre. Tutti di domenica.
Piedi scalzi, tasche vuote e cuori in festa. “Un libro – dice Romoli – che ha un valore narrativo. Un testo che raccoglie un’esperienza ventennale da trasmettere alle future generazioni”.
Viterbo – Giorgio Chioccia
“Un cammino – prosegue Grassotti – che è diventato un importante appuntamento annuale. Santa Rosa era una rifugiata politica. Una Santa viterbese e al tempo stesso una santa che riguarda e coinvolge tutta la Tuscia”.
“Un rapporto, quello dei viterbesi con Rosa – commenta Galeotti – viscerale. Una donna che è stata capace di inserirsi nella grande tradizione francescana”. E lo ha fatto proprio all’inizio di uno dei più grandi movimenti religiosi della storia del cristianesimo. Quando Rosa nasce, nel 1233, morirà poi nel 1251, San Francesco era morto da pochi anni.
Viterbo – Ruggero Grassotti
“Il cammino – spiega Cappelli – è nato nel 2004, concretizzatosi nel 2005. Nessuno si era mai preoccupato di andare a vedere dove la santa era passata durante il suo esilio e che cosa significasse fare 15 chilometri a piedi. Chilometri fatti a piedi da una ragazza fragile e con problemi di salute. Non a caso morirà poco tempo dopo il suo ritorno dall’esilio”.
Viterbo – Il libro di Silvio Cappelli e Giorgio Chioccia
Una ragazza mandata in esilio con tutta la sua famiglia. “Pena riservata – precisa Cappelli – solo agli assassini e ai perturbatori della quiete pubblica”. Agli agitatori, ai sovversivi. Aspetto già evidenziato, all’inizio degli anni ’80, da un libro di Anna Maria Vacca, che Cappelli, uno dei pochissimi, se non l’unico, mette in bibliografia: La menta e la croce, Bulzoni editore. Un libro che passò anche tra le mani di uno storico come Carlo Ginzburg. Un testo, quello di Anna Maria Vacca, che metteva in luce come il processo di canonizzazione di Rosa non fosse mai terminato, una santificazione ufficiale che ancora manca, e come Rosa fosse parte integrante dei movimenti politici e religiosi dell’epoca, così come delle passioni e degli scontri che li caratterizzavano. In una città che in quel particolare momento storico contava 70 mila abitanti, più di Roma. Una sovversiva, appunto.
Viterbo – Carlo Galeotti
Una santa di fatto, formalmente ancora beata. “Una situazione – propone Cappelli – che Papa Francesco potrebbe chiudere definitivamente risolvendo il tutto con una di equipollenza, come è stato fatto per Sant’Angela di Foligno”.
“Santa Rosa è stata cacciata da tutti i viterbesi – sottolinea poi Cappelli -. Nessuno si è opposto all’esilio. Ed è stata cacciata perché difendeva i poveri, mettendosi contro il potere, sulla scia del nascente ordine francescano. E sono gli stessi francescani, duecento anni dopo, a veicolarne il racconto della vita in America Latina, dove sono tanti i santuari dedicati a Rosa. Con gli indios che si immedesimavano con lei. E lo facevano perché vedevano in lei una donna vessata dal potere. Come loro erano vessati dai conquistatori europei”.
Viterbo – Alessandro Romoli
“Il libro e il cammino si caratterizzano anche per un aspetto botanico – prosegue Chioccia -. Centinaia di piantine e arbusti si trovano lungo il percorso. Dal finocchio al sambuco fino all’erba marzolina e alla malva. Un vero e proprio mondo. Erbe ed essenze contadine che in passato sono state di grande utilità”.
Daniele Camilli
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