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Agricoltura - L'allarme dell'associazione di coltivatori: "Il prodotto viene pagato sempre meno, serve tutelare la nostra qualità"

Nocciole, il comitato No Imu: “Prezzi fuori mercato, ci aiutino i sindacati”

di Alessandro Castellani
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Nocciole

Nocciole

Viterbo – La raccolta delle nocciole nella Tuscia è ancora in corso, ma il comitato No Imu agricola lancia l’allarme: “Il prezzo del prodotto è troppo basso, quasi fuori dal mercato. I sindacati ci aiutino, altrimenti sarà un altro anno di perdite”.

Per la corilicoltura della provincia di Viterbo anche questo 2024 sembra partire sotto auspici negativi. Fino alla primavera inoltrata, la stagione si preannunciava molto promettente, ma il caldo intenso e la siccità estiva hanno provocato grande sofferenza ai noccioleti, soprattutto quelli delle aree ad altitudine più bassa.

Nei primi raccolti, il punto resa, cioè il rapporto tra il peso lordo (nocciola con guscio) e il peso netto (nocciola sgusciata) su un quintale di prodotto, è stato di circa 10 punti più basso rispetto alla media: 33 contro i 44 abituali.

Una situazione che poi è migliorata, ma che ha subito un nuovo colpo con l’uscita delle prime, sfavorevoli quotazioni dei prezzi. La nocciola della Tuscia è valutata meno di quella piemontese e anche di quella di Giffoni: limitandosi solo alla prima fascia di prodotto, si parla di 7,50 euro per punto resa per la varietà romana (quella che cresce nel Viterbese), 8 euro per la Giffoni, 10 euro per la piemontese Tgt e 10,50 euro per la piemontese Igp.

Confrontando i dati col 2023, la differenza appare evidente. L’anno scorso, infatti, la nocciola viterbese era pagata 7,80 euro per punto resa, più o meno lo stesso prezzo della Giffoni e solo 60 centesimi meno della Piemonte Igp.

Questi valori, inoltre, rischiano di subire un ulteriore ribasso provocato dalla quota di marcio occulto, che porterebbe il prodotto a un deprezzamento sensibile.

Secondo il comitato No Imu agricola, tutti i produttori della Tuscia rischiano un’annata in perdita. Da qui nasce l’appello: “Ci stiamo già attivando per tutelare la qualità del nostro lavoro, ma abbiamo bisogno di un sostegno forte e immediato dei sindacati e di tutti i soggetti che possano supportarci. Anche perché, una volta che escono le prime quotazioni, tutti i compratori si adeguano e poi diventa difficile cambiare le cose”.

“Fino a qualche anno fa – aggiunge il comitato – il mercato seguiva le logiche naturali della domanda e dell’offerta. Adesso, invece, la domanda della frutta secca è in aumento, la produzione scarseggia e quindi tutti i prodotti aumentano di prezzo. Unica eccezione è la nocciola della provincia di Viterbo, che viene pagata sempre uguale. Questo a fronte delle ben note difficoltà provocate dal clima e dei costi di gestione saliti alle stelle. Facciamo qualcosa subito, perché veniamo da anni in perdita e non possiamo permetterci un’altra stagione con saldo negativo”.

Alessandro Castellani


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21 settembre, 2024

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