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Politica - I sindaci di Farnese e Acquapendente in regione dopo la proposta dell'assessore Righini di riunire le riserve di Selva del Lamone e monte Rufeno: "Nessun risparmio, si torni immediatamente indietro" - Ieri l'incontro con il vicepresidente del consiglio regionale Enrico Panunzi e i consiglieri Ciarla e Leodori

“85mila euro l’anno per gestire la nuova mega area naturale dell’Alta Tuscia, fino ad oggi il costo è stato pari a zero…”

di Barbara Bianchi
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Farnese – Selva del Lamone e Monte Rufeno sotto un unico nuovo ente gestore che taglia fuori le attuali amministrazioni comunali, i sindaci di Farnese e Acquapendente in trasferta in regione. L’incontro è avvenuto ieri mattina: al tavolo Giuseppe Ciucci, Alessandra Terrosi, il vice presidente del consiglio regionale Enrico Panunzi, il consigliere regionale e capogruppo del Partito democratico Mario Ciarla e il consigliere regionale e segretario regionale del Pd Daniele Leodori.

La riserva naturale Selva del Lamone

La riserva naturale Selva del Lamone


“L’emendamento alla PL 170/2024 presentato dall’assessore Giancarlo Righini, approvato in commissionale bilancio e divenuto ora l’articolo 23 prossimo di discussione, ci vede fermamente contrari – spiegano i due sindaci a margine della riunione alla Pisana -. La creazione dell’ente regionale pubblico Alta Tuscia Natura è un’iniziativa ingiusta. Sia per quanto riguarda i contenuti, sia nei modi di realizzazione”. L’emendamento dell’assessore regionale di Fratelli d’Italia si propone di creare una vasta area protetta che andrebbe a comprendere la Selva del Lamone, che insiste nel comune di Farnese, monte Rufeno, in quello di Acquapendente, con l’aggiunta, nella gestione, di alcune aree di Latera, Valentano e Ischia di Castro. Tutte sotto un unico, nuovo ente. 

Giuseppe Ciucci

Giuseppe Ciucci


“La modalità scelta per operare la costituzione dell’ente di gestione Alta Tuscia Natura non ha previsto alcun coinvolgimento né delle amministrazioni locali che per decenni hanno gestito le aree protette, né delle comunità locali attraverso l’attivazione di conferenze di servizi – spiegano i due primi cittadini a margine dell’incontro -. Inoltre le finalità del nuovo sistema di gestione previste dall’emendamento non apportano nulla di nuovo rispetto a quanto realizzata fino ad oggi. Anzi. Come sarà possibile “migliorare l’efficacia gestionale delle aree naturali protette regionali, dei monumenti naturali e dei siti della Rete Natura 2000” se in nome di un presunto risparmio economico alla contrazione di personale prevista corrisponderà l’allargamento del territorio da controllare, da valorizzare e per il quale programmare e progettare?” si domandano.

Alessandra Terrosi

Alessandra Terrosi


Ma ciò che a loro preme maggiormente è fare chiarezza. Anche in termini finanziari, risvolti non indifferenti della proposta. “Dal nostro punto di vista, non ci sarò alcun risparmio. Giova infatti ricordare che il presidente dell’ente gestore, ruolo affidato ai sindaci pro tempore dei rispettivi comuni di appartenenza delle riserve naturali, non percepisce alcuna retribuzione per ricoprire tale carica. Allo stesso modo gli uffici per la gestione finanziaria, tecnica e per quella amministrativa in forza ai due enti locali non percepiscono alcun compenso per il lavoro svolto. I locali utilizzati dal personale delle due riserve – ricordano ancora Ciucci e Terrosi -, risultano essere di proprietà esclusiva rispettivamente del comune di Farnese e del comune di Acquapendente che, in ragione del fatto di essere enti gestori, concedono a titolo gratuito l’utilizzo degli spazi”. Un costo pari a zero, dunque, quello affrontato dagli odierni gestori delle riserve. Cifra ben diversa quella a cui si andrebbe incontro con la nascita della nuova area dell’Alta Tuscia. “L’emendamento in questione sottolinea più volte “l’invariata finanziaria” calcolando poi i costi del nuovo ente di gestione (così come indicato nell’emendamento stesso) che ammonterebbero a 85.000 euro per anno contro una spesa pari a zero relativa all’attuale struttura di gestione. Pertanto “l’invarianza finanziaria” – tuonano -, non è effettiva”. Senza considerare che a tali costi, secondo una loro previsione, “si andrebbero a sommare, come già rilevato, anche quelli di locazione delle strutture impiegata dal personale delle due riserve, che viste le dimensioni e il numero degli stessi andranno ad impegnare notevolmente le casse regionali”.

Acquapendente - Riserva naturale monte Rufeno

Riserva naturale monte Rufeno


Capitolo a parte, il criterio utilizzato per la creazione dell’ente. “È necessario inoltre stabilire quale sia il criterio che suggerisce la nascita del sistema di gestione Alta Tuscia Natura, che ai sensi del comma 4 verrà gestito dall’Ente regionale pubblico dipendente Alta Tuscia Natura, per le aree protette, monumenti naturali e siti natura 2000 presenti nel nord della provincia di Viterbo mentre nessuna modifica viene apportata alla gestione per le altre aree protette che hanno un ente gestore comunale o altre forme non riconducibili a quanto previsto dalla normativa vigente – sottolineano -. Se la motivazione risiede nella necessità di applicare quanto previsto nella legge regionale 29/1997 evidentemente tale necessità deve valere per tutte le aree protette che presentano le stesse caratteristiche. Così come preme sottolineare che all’articolo 5 comma 8 della stessa legge è riportato che la priorità della regione Lazio è l’istituzione delle aree protette interregionali tra cui quella individuata tra la riserva naturale monte Rufeno e la Selva di Meana. Considerando che la riserva naturale Monte Rufeno e Selva di Meana risultano territorialmente contigue e uniformi relativamente alle specie vegetali e animali presenti mentre la riserva naturale monte Rufeno risulta non contigua con le altre aree con cui verrebbe accorpata nella gestione, ci si chiede perché prioritariamente non si dia corso a questa parte della norma”.

La sede della regione Lazio

La sede della regione Lazio


L’articolo 12 della legge regionale 29 richiamato al comma 4 dell’emendamento approvato, al comma 1 recita: “la gestione…è affidata: a) ad enti di diritto pubblico, dotati di autonomia amministrativa, da istituirsi, ai sensi dell’articolo 53 dello statuto regionale, con la legge regionale prevista dall’articolo 9…”. Quindi – spiegano -, sarebbe stato necessario che la definizione dell’ente di gestione del sistema di gestione Alta Tuscia Natura fosse avvenuta con apposita legge regionale e non con un semplice emendamento inserito in un provvedimento trattante normativa ambientale ma non specifico. L’avvio dell’iter legislativo avrebbe garantito una ampia discussione della tematica attraverso l’attivazione di un programma di audizioni e quindi di un serio coinvolgimento delle singole comunità, completamente disatteso in questa occasione”.

“Chiediamo – concludono i sindaci Ciucci e Terrosi -, di interrompere immediatamente la strada tracciata dall’emendamento a fronte della modalità impositiva prescelta e delle numerose inesattezze di carattere economico riportate. Se si dovesse procedere a variazioni – rilanciano -, occorre avviare  una seria discussione sull’argomento in questione, coinvolgendo prioritariamente le istituzioni locali delle due comunità e quindi tutti gli enti, le associazioni e i portatori di interesse che vivono nei territori”.

Barbara Bianchi


 

– Super area protetta dell’Alta Tuscia, l’idea non piace ai sindaci – Il primo cittadino di Farnese: “Nessun confronto in regione”


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9 ottobre, 2024

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