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Tribunale - Secondo l'accusa, avrebbe ripetutamente perseguitato l'esponente politico, insultandola e inviandole messaggi tramite Whatsapp in orari notturni - L'Ordine dei giornalisti: "Non è un nostro iscritto"

Pasquale Bottone a giudizio per molestie continuate nei confronti della consigliera Lina Della Monache

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Pasquale Bottone

Pasquale Bottone

Lina Delle Monache

Lina Delle Monache

Viterbo – Pasquale Bottone a giudizio per molestie continuate nei confronti della consigliera provinciale Lina Della Monache.

Bottone, 62 anni di Napoli, è chiamato a rispondere dell’accusa di molestie continuate. Le indagini rivelano che l’uomo non risulta iscritto all’Ordine dei giornalisti.

La procura della repubblica di Viterbo ha emesso un decreto di citazione diretta a giudizio nei confronti di Bottone, imputato di molestie continuate nei confronti di Lina Delle Monache, consigliera comunale e provinciale del Pd. Nota per il suo impegno sociale e politico che l’ha portata a ricoprire significative cariche amministrative.

Secondo l’accusa, Bottone avrebbe ripetutamente perseguitato la donna, insultandola e inviandole messaggi tramite Whatsapp in orari notturni. A complicare ulteriormente il caso, gli accertamenti degli inquirenti hanno anche smentito la presunta identità professionale dell’imputato: Bottone non risulta iscritto all’Ordine dei giornalisti, come certificato dallo stesso ordine.

L’accusa: molestie continuate

Le indagini della procura si sono concentrate su episodi ritenuti persecutori e molesti, verificatisi nel 2022 nel centro di Viterbo. L’imputato avrebbe ripetutamente offeso la vittima, rivolgendosi a lei con espressioni offensive, come: “Tu sei corrotta e delinquente come i tuoi amici” e “So tutto di te, ti conosco bene, ti sistemo io…”. Queste frasi sono state pronunciate in presenza di testimoni e in luoghi pubblici, aumentando la pressione psicologica sulla vittima, che ha sporto denuncia per le condotte vessatorie.

L’inchiesta ha evidenziato che Bottone non si è limitato alle offese pubbliche: l’uomo avrebbe inviato anche diversi messaggi Whatsapp alla vittima in piena notte, per poi cancellarli poco dopo, nel tentativo, secondo l’accusa, di mantenere alta la tensione senza lasciare prove scritte immediate. Questi comportamenti ripetitivi hanno spinto la procura a formulare il capo d’imputazione per molestie continuate, un reato che implica la volontà di colpire costantemente la serenità della persona offesa.

Bottone non è un giornalista

Oltre ai fatti contestati, l’identità professionale dell’imputato è emersa come un ulteriore elemento controverso. Dai primi accertamenti effettuati dagli inquirenti, è risultato che Bottone, che in più occasioni si presentava come giornalista, non è iscritto all’Ordine dei giornalisti. Il sospetto è stato confermato da una verifica ufficiale presso l’ordine, che ha certificato l’assenza del nome del sedicente giornalista nel registro. L’ordine ha infatti messo nero su bianco: “Pasquale Bottone non risulta iscritto all’albo unico nazionale dei giornalisti”. Sembrerebbe che Bottone, una volta iscritto all’ordine, non lo sarebbe più da diversi anni.

Questo dettaglio ha destato ulteriore interesse, poiché l’uso improprio del titolo di giornalista è considerato un comportamento ingannevole, che può avere ripercussioni sul processo per le implicazioni legate alla credibilità e al ruolo di Bottone.

La procura della repubblica, chiusa l’inchiesta, ha emanato la citazione dell’imputato Bottone per l’udienza di comparizione predibattimentale davanti al tribunale di Viterbo.


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Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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11 novembre, 2024

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