![]() Il carcere di Civitavecchia |
Riceviamo e pubblichiamo – La situazione carceraria che nel Paese ha ormai raggiunto livelli di vera e propria emergenza – è stata spesso, in questi anni, anche nel Lazio, al centro di gravissimi episodi di cronaca.
Riteniamo che, queste problematiche che affliggono il sistema penitenziario e anche gli appartenenti alla polizia penitenziaria sia un problema che si debba affrontare con urgenza. Noi crediamo che sia anche un dovere morale verso i circa 5.000 operatori penitenziari che operano negli istituti di pena laziali e, perché no, verso le circa 6.500 persone detenute ivi ristrette, sollecitare tale intervento durgenza.
Tutto questo a margine dell’ennesima aggressione ai danni di un poliziotto penitenziario in servizio presso la struttura detentiva di Civitavecchia. In questo caso a cadere sotto l’aggressione di un detenuto è stato un assistente , il quale ha riportato lesioni con prognosi di 7 giorni, a cui va la solidarietà tutta la nostra vicinanza come poliziotti e come rappresentanti sindacali.
Il sovraffollamento della popolazione detenuta, la grave carenza di personale di polizia penitenziaria costituiscono molteplici fattori esplosivi che rendono di certo non consoni le condizioni di vivibilità allinterno del Penitenziario di Civitavecchia ma piu in generale quelli della regione Lazio, con conseguenti tensioni e criticità ch spesso sfociano in atti di violenza nei confronti degli operatori di polizia.
La drammaticità della situazione, tuttavia, impone di non lasciare nulla dintentato affinché si individuino soluzioni possibili e percorribili. Inoltre, il Lazio è la Regione con il peggior rapporto detenuti presenti/agenti impiegati; è la Regione in cui si afferma la maggiore carenza di personale sulle dotazioni organiche previste (1.500 unità, ovvero il 30% della complessiva vacanza organica nazionale); la Regione che presenta il maggior numero di unità distaccate per necessità dellAmministrazione in altre sedi extra regionali; la Regione con il peggior parco automezzi, se non in termini quantitativi, certamente in termini qualitativi, di affidabilità ed obsolescenza. Ci pare di poter affermare, in tutta serenità, che il problema, comunque, non è circoscritto o afferente ai soli addetti ai lavori.
E l’intera società che attende, da chi esercita responsabilità politiche e amministrative, quelle garanzie in relazione alla sicurezza sociale che, in assenza dinterventi urgenti, sarà ben presto compromessa. Inoltre, che gli innumerevoli episodi dinsofferenza, le tante e troppe aggressioni al personale e le manifestazioni di protesta allinterno delle carceri registrati nelle ultime settimane sono segnali inequivocabili di una possibile degenerazione, di cui non è possibile definire i contorni e prevederne gli effetti anche alla luce che il carcere non possa in alcun modo essere inteso come un luogo dove stipare ed ammassare i rifiuti sociali per poi gettare la chiave. Non si può affermare alcuna certezza della pena in assenza di condizioni detentive rispettose della dignità umana.
Analogamente è impensabile che operatori dello Stato chiamati ad affermare lautorevolezza dello Stato attraverso percorsi riabilitativi siano costretti a prestare la propria opera in luoghi insalubri e privi di igiene. E impensabile che si possa continuare a chiedere a questi operatori dello Stato di lavorare subendo la sistematica prevaricazione dei propri diritti.
Mirko Manna
Segretario Lisiapp – Libero sindacato appartenenti alla polizia penitenziaria
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