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Viterbo - A rimetterla il sindacato Cobas

Torna la targa di piazza della Repubblica in memoria di chi è morto sul lavoro

di Daniele Camilli
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Viterbo – “In memoria delle donne e degli uomini uccisi dal lavoro”. Torna in piazza della Repubblica a Viterbo la targa dedicata ai morti sul lavoro scomparsa qualche tempo fa. A riposizionarla, oggi pomeriggio, il sindacato Cobas.

“Oggi – dice Luca Paolocci dei Cobas – rimettiamo la targa che avevamo affisso qualche anno, qui, in piazza della Repubblica, dove è morto un muratore cadendo da un balcone”.


Viterbo - La targa dedicata ai morti sul lavoro

Viterbo – La targa dedicata ai morti sul lavoro


“È la rimettiamo – prosegue Paolocci – non solo perché era stata tolta senza alcuna ragione e senza sapere chi sia stato, ma anche e soprattutto perchè sempre più luoghi, a Viterbo e in Italia, devono ricordare i più di mille morti uccisi dal lavoro e tutti quei lavoratori irregolari la cui scomparsa non viene neanche riconosciuta”.


Viterbo - La targa dedicata ai morti sul lavoro

Viterbo – La targa dedicata ai morti sul lavoro


Una targa con su scritto “In memoria delle donne e degli uomini uccisi dal lavoro” messa prima dell’inaugurazione della mostra organizzata dai Cobas di Viterbo a Valle Faul. Il titolo, “Non numeri, ma persone”.


Viterbo - La targa dedicata ai morti sul lavoro

Viterbo – La targa dedicata ai morti sul lavoro


“Perché – spiega Paolocci – sono persone quelle che muoiono. In un paese, come l’Italia, dove i morti si ricordano solo quando fanno notizia. Noi invece li vogliamo ricordare ogni giorno, perche questa strage deve finire”.


Viterbo - Luca Paolocci

Viterbo – Luca Paolocci


“E per farla finire – continua Paolocci – c’è bisogno di una maggiore attenzione da parte delle istituzioni, di più ispettori, figure depotenziate nel corso degli ultimi anni, e di una maggiore consapevolezza da parte dei lavoratori. Lavoratori che devono ricominciare a discutere di sicurezza direttamente all’interno delle aziende. Perché sono innanzitutto loro, i lavoratori, l’unico vero organo ispettivo. Gli unici che hanno in mano la loro stessa vita, e la possono salvare”.

Daniele Camilli


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20 novembre, 2024

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