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Viterbo - Pd - Il ministro per le Riforme costituzionali Gaetano Quagliariello alla festa dell'Unità

“Mi hanno scambiato per un facchino…”

di Giuseppe Ferlicca
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Gaetano Quagliariello

Gaetano Quagliariello

Gaetano Quagliariello alla festa dell'Unità

Gaetano Quagliariello alla festa dell’Unità

Gaetano Quagliariello, Luigi Zanda e Ugo Sposetti

Gaetano Quagliariello, Luigi Zanda e Ugo Sposetti

Ugo Sposetti

Ugo Sposetti

Luigi Zanda

Luigi Zanda

Sposetti abbraccia Quagliariello

Sposetti abbraccia Quagliariello

Claudio Sardo

Claudio Sardo

Il ministro Gaetano Quagliariello-con Sposetti, Zanda e Sardo

Il ministro Gaetano Quagliariello con Sposetti, Zanda e Sardo

– “Mi hanno scambiato per un facchino, porto sulle spalle il peso di mezzo governo”.

E’ a Viterbo per la serata conclusiva della festa dell’Unità, ma è il primo settembre e il clima pre santa Rosa deve avere ispirato il ministro per le Riforme costituzionali Gaetano Quagliariello (fotocronaca).

Sul palco, con il senatore Ugo Sposetti e il presidente del gruppo Pd al Senato, Luigi Zanda, si discute non a caso di riforme, con le domande del direttore dell’Unità Claudio Sardo.

Il ministro ha le idee chiare: “Senza riforme dello stato e delle istituzioni, maggioranze solide non ne escono fuori, a prescindere dalle leggi elettorali che potranno essere adottate”.

Il perché è presto detto: “I partiti si sono liquefatti e le istituzioni reggono sempre meno, perché poggiavano proprio sui partiti – continua Quagliariello – tutto questo ha riflessi sulla legge elettorale.

Quella attuale, piena di difetti, doveva garantire che qualcuno vincesse e altri perdessero.

Questo nell’ipotesi in cui ci fossero due schieramenti forti, con un premio di maggioranza che poteva essere del 10 per cento al massimo.

Ma con i due schieramenti che hanno perso terreno, oggi può accadere che una coalizione arriva al 29 per cento e se è la più votata, passa al 55 per cento”.

Luigi Zanda va ancora più nel dettaglio: “Se non si affrontano – osserva Zanda – economia, politica e istituzioni, ovvero, non si rinnovano le porzioni più consistenti della società, dalla crisi non usciremo mai.

Ce la faremo? Io dico che dobbiamo farcela, altrimenti l’Italia continuerà ad arretrare e la crisi non si fermerà, ne usciremo più deboli e più poveri. Sembra un lavoro lungo e complesso, con una maggioranza di governo così eterogenea, sono buoni propositi difficili da mettere in atto.

Proviamo a guardare la parte positiva: su riduzione del numero di parlamentari, modifica del bicameralismo abbandonando quello perfetto, modifiche al titolo quinto e la ridefinizione dei poteri del presidente del consiglio, fra i parlamentari c’è un accordo amplissimo”.

Male che vada, poi, si può correggere l’attuale sistema elettorale.

Questa la ricetta di Zanda: “Unificare i sistemi di votazione fra Camera e Senato, stop alle liste bloccate. Il sistema può essere corretto in diciotto – venti mesi, il tempo che l’Italia deve augurare al governo Letta, visto che nel secondo semestre 2014 l’Italia presiede la Ue”.

Con spinte al voto subito dal Pdl quasi tutti i giorni, non sarà facile e il Partito democratico al dibattito prende parte eccome.

“Se il Pd pensasse al proprio tornaconto dovremmo andare subito alle urne – spiega Sposetti – dando l’appoggio a Monti, chissà quante centinaia di migliaia di voti abbiamo perso. Ma non l’abbiamo fatto, non abbiamo staccato la spina per senso di responsabilità.

Mettiamo prima gli interessi del paese. Anche nel dilemma attuale, nonostante ci sia sofferenza, prevarrà il senso di responsabilità”.

Dando risposte ai cittadini: “Dobbiamo dare sostanza e speranza- continua Sposetti –. Sostanza, ovvero dare qualcosa in più alle famiglie per arrivare alla fine del mese. Speranza, ovvero far vedere che facciamo sul serio nel portare a compimento le riforme.

Nessuno capirebbe se tornassimo alle urne con Camera e Senato che fanno ancora le stesse identiche cose e con deputati e senatori nello stesso numero”. Su un percorso già complicato, ci si inserisce anche la la condanna di Berlusconi. “L’ex presidente del consiglio – osserva Zanda – ha gli stessi diritti di un altro senatore.

In questa fase io sarei molto cauto, prudente nell’anticipare come si voterà. No a posizioni preconcette”. Per Zanda, ci pochi margini di manovra. “La nostra Costituzione – dice il capogruppo Pd al Senato – fa decadere l’immunità parlamentare nel momento in cui è colpito da decisione irrevocabile”.

Con il centrodestra che cominciare a fare i conti senza Berlusconi: “Deve cominciare a metabolizzare la fine politica di Berlusconi – spiega Sposetti – e attrezzarsi per cambiare profilo politico che lo renda più simile ai grandi partiti conservatori europei. E’ un punto che non riguarda solo il centrodestra, ma anche noi e il paese. Occorre fare pressione sul gruppo dirigente Pdl”.

Giuseppe Ferlicca


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2 settembre, 2013

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