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Viterbo - Gianpaolo Serone di Archeoares sui primi risultati della ricerca condotta anche dalla diocesi, dall’Unitus, dalla Sapienza e dall’università di Lublino

“Torna alla luce l’antico abitato medievale del colle del Duomo distrutto alla fine del ‘400”

di Daniele Camilli
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Viterbo - Torna alla luce l’antico abitato medievale del colle del Duomo

Viterbo – Torna alla luce l’antico abitato medievale del colle del Duomo

Viterbo - Torna alla luce l’antico abitato medievale del colle del Duomo - L'incontro

Viterbo – Torna alla luce l’antico abitato medievale del colle del Duomo – L’incontro

Viterbo - Torna alla luce l’antico abitato medievale del colle del Duomo

Viterbo – Torna alla luce l’antico abitato medievale del colle del Duomo

Giuseppe Romagnoli

Giuseppe Romagnoli

Viterbo - Torna alla luce l’antico abitato medievale del colle del Duomo

Viterbo – Torna alla luce l’antico abitato medievale del colle del Duomo

Marcin Piotrowski

Marcin Piotrowski

Gianpaolo Serone

Gianpaolo Serone

Marina Micozzi

Marina Micozzi

Viterbo - Torna alla luce l’antico abitato medievale del colle del Duomo

Viterbo – Torna alla luce l’antico abitato medievale del colle del Duomo

Viterbo - Torna alla luce l’antico abitato medievale del colle del Duomo

Viterbo – Torna alla luce l’antico abitato medievale del colle del Duomo

Viterbo – “Torna alla luce l’antico abitato medievale del colle del Duomo distrutto alla fine del ‘400”. Gianpaolo Serone di Archeoares, questa mattina al termine del convegno nella sala Alessandro IV di palazzo dei papi a Viterbo. Un convegno dedicato appunto al palazzo papale e al colle del duomo.

“Dalle indagini finora svolte – spiega Serone – vengono fuori delle fortificazioni e delle abitazioni alto medievali, l’antico tracciato viario e una torre difensiva, corrispondente all’attuale campanile della piazza, così come un muro d’epoca romana”.

Il colle del Duomo, probabilmente il primo insediamento abitativo della città. Un’area poco studiata che il gruppo di lavoro, formato da Archeoares, diocesi, università degli studi della Tuscia, università cattolica di Lublino e università degli studi La Sapienza, sta riportando alla luce con un progetto di ricerca iniziato la scorsa primavera. Oggi i primissimi risultati di un lavoro che durerà ancora un altro anno e mezzo, concentrandosi in particolare modo sul giardino giardino vescovile accompagnato dall’analisi delle fasi costruttive del palazzo dei papi e della cattedrale.

“Una ricerca – evidenzia Marcin Piotrowski dell’università di Lublino – portata avanti avvalendoci della geofisica e del rilievo digitale con l’obiettivo di mostrare le strutture archeologiche che sono sepolte. Il tutto senza scavare”.

Questa mattina, assieme a Serone e Piotrowski, ci sono anche Giuseppe Romagnoli e Marina Micozzi dell’università degli studi della Tuscia. Prima ancora, i saluti del vescovo Orazio Francesco Piazza, del rettore dell’Unitus Stefano Ubertini, dell’assessore ai lavori pubblici del comune di Viterbo Stefano Floris, della soprintendente Margherita Eichberg e del direttore dell’ufficio beni culturali ed edilizia di culto della diocesi Santino Tosini.

Un convegno che si è concentrato anche sulla loggia papale e le indagini conoscitive, così come sugli interventi di restauro che l’hanno caratterizzata. In tal caso, ad intervenire sono Maurizio Caperna, Fabrizio De Cesaris, Donatella Fiorani dell’università degli studi della Sapienza di Roma e Marc Gittins del Cbc conservazione dei beni culturali.

A moderare l’incontro, il direttore dell’ufficio comunicazioni della diocesi don Emanuele Germani.
“L’area indagata – commenta Romagnoli – corrisponde al nucleo originario della città di Viterbo. Siamo partiti dal giardino vescovile alle spalle della cattedrale, parte integrante del tessuto urbano medievale. Un’area che ha subito una trasformazione profonda sul finire del XV secolo, nel 1490, quando venne recintata e destinata a giardino, con la demolizione di tutti gli edifici che esistevano in quell’area. Un’area rimasta tale e quale dalla fine del medioevo”.

I metodi di indagine: telerilevamento, rilievo e lettura stratigrafica dei complessi architettonici e degli ipogei, prospezioni geofisiche con metodo elettrico e radar, carotaggi.
“Il tutto con due finalità – prosegue Romagnoli -: ricerca e tutela. Da un lato, quindi, la ricostruzione della stratificazione storica dell’area. Dall’altro, infine, la costruzione di una carta del potenziale archeologico della stessa, anche in vista di interventi futuri”.

Daniele Camilli


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6 dicembre, 2024

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