Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Azione di Soriano nel Cimino ha organizzato “L’Aperitivo nucleare” invitando il filonucleare Giuseppe Zollino, Responsabile di Energia di “Azione”.
Ogni tanto qualche illustre professore ripropone la storiella della produzione di energia mediante la costruzione di centrali nucleari di “ultima generazione”, centrali che vengono prospettate come sicure ed economiche in ragione di tempi di esercizio di circa 60 anni.
È il caso di Zollino , già presidente della Sogin SpA, la società incaricata dello smaltimento delle centrali nucleari italiane (Garigliano , TrinoVercellese, Caorso e Latina) che sono state chiuse dopo il referendum con il quale gli italiani bocciarono il nucleare e dopo che vi furono alcuni incidenti nel corso del loro esercizio.
Dopo decenni, le centrali sono ancora in corso di smantellamento e ancora si deve risolvere il problema di smaltire quelle scorie radioattive (figuriamoci se si continuasse a produrle).
E nel volantino di “Azione”di Soriano nel Cimino si legge anche di una raccolta firme per una legge di iniziativa popolare a favore del nucleare, dimenticando idanni alle popolazioni e all’ambiente da Cernobyl a Fukushima ma anche tutti gli incidenti nella nostra Caorso nei pochi anni in cui è stata in esercizio. Incidenti che hanno messo in luce l’impossibilità del controllo totale soprattutto in presenza di eventi calamitosi, la difficoltà di smaltire le scorie, soprattutto quelle a media ed alta intensità.
E oggi la questione sul piatto è proprio quella di stipare le scorie nucleari in un sito nazionale di stoccaggio nella Tuscia.
Il volantino che pubblicizza l’aperitivo nucleare auspica la realizzazione del deposito nazionale prospettando 4000 posti di lavoro per 4 anni, 1000 posti di lavoro per 40 anni e sventolando 15 milioni di euro all’anno. Questo approccio da “Lotteria Italia” fa emergere tutta la superficialità nell’affrontare un argomento di enorme importanza per questo territorio.
Il primo punto da affrontare, a nostro giudizio, è la sicurezza. Il progetto prevede un deposito temporaneo di lunga durata al quale sarebbero destinate anche scorie di media ed alta intensità che invece necessitano di essere conservate in un deposito geologico, cioè una struttura definitiva realizzata nel sottosuolo a notevole profondità (diverse centinaia di metri ) in una formazione geologica stabile (argille, graniti, salgemma).
Inoltre alcuni siti individuati nel progetto sorgerebbero in coincidenza di riserve idriche primarie, motivo per escluderela realizzazionedel deposito stesso, proprio per l’alto rischio che comporterebbe. A questi interrogativi nessuno ha dato ancora risposta.
A ciò si aggiungano le peculiarità del territorio. La Tuscia, territorio con vocazione squisitamente agricola, ricco di biodiversità e di prodotti pregiati, già minacciato dalle colture intensive e dall’invasione del fotovoltaico, non ha bisogno di ulteriori deturpazioni.
L’economia agricola avrebbe altissime perdite e ne soffrirebbe anche il turismo. Quanti turisti troverebbero piacevole venire a soggiornare nei pressi di una discarica nucleare?
Infine il problema di inquinamento daarsenico e dafluoruri nelle acque,e daradon.
La popolazione della Tuscia già sta pagando in termini di salute questa situazione; gli studi epidemiologici del servizio sanitario evidenziano patologie oncologiche e decessi superiori alla media.
Non abbiamo bisogno di ulteriore radioattività nel nostro territorio. Restiamo umani, esseri pensanti e ragionevoli: la realizzazione degli impianti nucleari di “ultima generazione” comporterebbe tempi infiniti e costi molto gravosi per tutta la comunità dei contribuenti, ma soprattutto comporterebbe produrre ancora scorie che nessuno vuole in casa propria e che nessuno sa come smaltire.
È evidente che le scoriegià presenti vanno messe in sicurezza come per altro quelle che provengono dalla produzione medica, ma la soluzione non può essere un progetto imposto senza dare risposte e pubblicizzato come la Lotteria Italia. Il deposito nazionale trasforma il territorio, qualsiasi esso sia , in una discarica radioattiva nazionale .
Noi non vogliamo trasformare il nostro territorio in questo e, poiché non ci stiamo al gioco del no solo nel nostro giardino, riteniamo occorra uno studio serio che individui tutti i siti che già oggi accolgono scorie nucleari e il modo per poterli mettere in sicurezza. Quindi il nostro è un chiaro no all’energia nucleare e no al deposito nazionale.
Comitato Non ce la beviamo
Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564PRIVACY POLICY