Viterbo – “Nei prossimi anni tante scuole del territorio rischiano di chiudere”. Il presidente della provincia Alessandro Romoli al convegno delle Rsu della Uil scuola di Viterbo a Villa Sofia.
Viterbo – Alessandro Romoli
“Tante scuole, in tanti piccoli comuni, rischiano di chiudere i battenti – spiega Romoli -. E questo a causa del dimensionamento scolastico che non tiene conto della denatalità. Chiudere una scuola dell’infanzia o un’elementare significa far finire un comune. Il rilancio dei borghi della Tuscia passa invece per il rilancio della scuola, un presidio fondamentale per il territorio. Bisogna ripensare il sistema scolastico, perché con questi livelli di denatalità le norme attuali sul dimensionamento non sono più applicabili. A meno che, appunto, non si voglia la morte dei piccoli comuni”.
Viterbo – L’assemblea delle Rsu della Uil scuola
Al convegno della Uil scuola, assieme a Romoli ci sono anche la segretaria generale della Uil scuola di Viterbo Silvia Somigli, il vicepresidente del consiglio regionale Enrico Panunzi, il segretario organizzativo nazionale della Uil scuola Giancarlo Turi e la consigliera comunale Alessandra Troncarelli.
Viterbo – Silvia Somigli
“Il sindacato – dice Somigli – è un presidio di legalità e socialità sul territorio, soprattutto nei comuni più piccoli. Per affrontare le sfide del futuro, per affrontare la sfida di un’istruzione diffusa su tutto il territorio serve un sindacato moderno e organizzato, radicato sul territorio. E sul territorio servono le scuole. Senza una scuola un piccolo comune rischia veramente di scomparire”.
Viterbo – Enrico Panunzi
“Produttività ed efficienza – interviene poi Panunzi – non possono prevalere sul diritto allo studio. Questo vuol dire solo non conoscere il territorio. E nella Tuscia ci sono 38 comuni sotto i 3 mila abitanti, con una denatalità che in futuro avrà effetti devastanti. Non solo, ma in questa provincia il dimensionamento taglia più che in ogni altro territorio del Lazio e questa cosa è impossibile da accettare. Perché si rischia veramente di trasformare la Tuscia in una periferia anonima della regione”.
Daniele Camilli
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