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Ex ospedale sul colle del duomo impiastrato - Interviene Andrea Vannini già assessore al comune di Viterbo e professore dell'Unitus: "Ma posizionare una serie di pannelli informativi del territorio messi a distanza dal muro, nascondendolo alla vista del passante, sarebbe stata un’opera così ardita per l’amministrazione comunale?"

“Un muro di un rosa Barbie con riquadri imbarazzanti, un’opera kitsch difficile da partorire anche impegnandosi…”

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Andrea Vannini

Andrea Vannini

Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo un intervento di Andrea Vannini già assessore al comuna di Viterbo e professore dell’Unitus – La tinteggiatura rosa shocking dele muro dell’ospedale vecchio degli infermi di Viterbo ci ha aperto gli occhi su uno scenario e un contesto tra il ridicolo e il drammaticamente rivelatore delle dinamiche in atto nella nostra Città, Provincia, Regione e su fino allo Stato centrale. Ragione e Sentimento di Jane Austen, Elinor e Marianne ci rimandano metaforicamente un conflitto irrisolvibile in atto. Ma dove è la ragione in questo specifico evento è veramente difficile determinarlo. Invero, le colpe sono ovunque ma lo stesso Cesare Beccaria avrebbe difficoltà ad individuarne le pene.

Partiamo da ciò che si vede. Un muro di un rosa Barbie con riquadri scusatemi imbarazzanti. Un’opera kitsch difficile da partorire anche impegnandosi molto. La prima volta che l’ho vista ho pensato che l’autore, indipendentemente dalla natura pubblica o privata dell’incarico, avesse bisogno di un grosso aiuto. Ma come recitava Francesco di Giacomo (BMS) ne ‘il Volo ‘… se l’imago è scarno al vostro occhio, scendiamo a rimirarlo da più in basso’ …e troviamo ‘l’atto di rivolta sociale’, perdindirindina, avrei capito un bel murale stile Banksy, denuncia, rivolta e arte, beh avrei pensato ‘ben fatto’… ma andiamo! Ciò che è stato offerto è tutt’altro.

Viterbo - Il muro all'uscita dall'ascensore che porta al duomo pitturato in rosa con tanto di murali e un cartello pubblicitario

Viterbo – Il muro all’uscita dall’ascensore che porta al duomo pitturato in rosa con tanto di murali e un cartello pubblicitario


Tra l’altro l’autore se ne prende giustamente tutte le responsabilità fino a quelle legali…beh facile farlo in Italia… al massimo pagherà una multa forse tra 10 anni… lo avesse fatto su un muro nel campus di Berkeley alla prima spennellata sarebbe stato ammanettato, ingabbiato e liberato, forse dopo lauta cauzione. La realtà è che ha compiuto un atto anarchico (non nel senso più nobile del termine) in beffa alle più basilari norme di tutela del patrimonio storico del nostro paese, anteponendo una ‘interpretazione’ della soluzione (aldilà del risultato) tutta individuale e personale e quindi non accettabile in una comunità che si è data delle regole di vita.

Certo il muro fuori l’ascensore prima ‘dell’opera d’arte natalizia’ era in condizioni pessime e non degne di una città come Viterbo (tante sono le cose non degne nel capoluogo). Il patrimonio in questo caso è regionale e sappiamo completamente abbandonato a sé stesso da circa 10 anni. Ma la regione è come la lampada di Aladino nella grotta dei… vabbè adesso non mi viene, se non la trovi e la strofini non succede niente. Vedremo se il Borgo della Cultura diventerà un desiderio avverato.

Viterbo - Il muro all'uscita dall'ascensore che porta al duomo pitturato in rosa con tanto di murali e un cartello pubblicitario

Viterbo – Il muro all’uscita dall’ascensore che porta al duomo pitturato in rosa con tanto di murali e un cartello pubblicitario


Tuttavia, pur se patrimonio regionale il muro è eretto nel ‘centro del centro storico di Viterbo’ a 20 metri dal palazzo Papale, quindi le amministrazioni comunali che si sono succedute non possono non essersene accorte. Ora veniamo all’attuale amministrazione, ma veramente 72 ore di alacre lavoro (così l’autore ha rivelato) sono passate inosservate da qualsiasi individuo che abbia a che fare con l’amministrazione della città? Consiglieri, assessori, sindaco, dirigenti, dipendenti comunali?

Bah, deve essere stato tutto organizzato da una ‘task force’ di professionisti dell’illecito. Ma se leggiamo tra le righe delle ‘rivelazioni’ dell’autore capiamo che il termine ‘rivolta sociale’ non è suo ma di qualcun altro che ha a che fare con l’amministrazione comunale, il quale rincara la dose e dice che il ‘buon’ assessore autodimessosi Silvio Franco ‘aveva sollevato’ il problema telefonando in regione…ma nessuno ha risposto. Abbiate almeno la decenza di tacere. Durante il mio breve e sicuramente ‘discutibile’ periodo da assessore più volte con il mio dirigente abbiamo preso la macchina e siamo andati in regione a far valere le ragioni del comune negli assessorati di riferimento al nostro. Scrivere o telefonare sono solo un atto, lottare per raggiungere un risultato è virtuoso e doveroso, ci si mette la faccia anche se poi si rischia di fallire.

Mi chiedo, ma una serie di pannelli informativi del territorio posti a distanza dal muro nascondendolo alla vista del passante sarebbero stati un’opera così ardita per l’amministrazione comunale?

La morale di questa novella è che viviamo in un sistema completamente bloccato, contorto su sé stesso tra deliri individuali, trascuratezza del pubblico e narrazione colpevole e fuorviante. Peccato, il 26 sera ho camminato a lungo nel centro storico di Viterbo e, tra memorie e vicoli ho ritrovato una bellezza rara.

Buon anno a tutti
Andrea Vannini


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4 gennaio, 2025

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