Montefiascone – (sil.co.) – Cappotta in salita su una delle curve micidiali della strada che va dal lungolago a Montefiascone, dove si corre la famosa cronoscalata: “L’incidente è avvenuto non perché ero ubriaco, ma perché mi ha attraversato la strada un istrice”.
Montefiascone – L’incidente stradale in via del Lago
“Mi ha attraversato un istrice”. Si è difeso così, spiegando al giudice Giovanna Camillo di avere sbandato in curva per salvare la vita della povera spinosa, il trentenne finito a processo per guida in strada di ebbrezza aggravata dall’avere provocato un sinistro in cui è rimasta leggermente ferita la fidanzata.
Incidente “impossibile”. Erano circa le 22,30 del 9 agosto 2021 al chilometro 2,8 della provinciale del lago di Bolsena. Per i carabinieri che hanno rilevato l’incidente, l’Alfa Romeo di cui era alla guida avrebbe sbandato e si sarebbe cappottata in un tratto di strada dove è “tecnicamente difficilissimo ribaltarsi”. Sul posto, vista la dinamica, oltre ai carabinieri, accorsero due ambulanze del 118 e anche i vigili del fuoco di Viterbo.
Montefiascone – L’incidente stradale in via del Lago
Mezzo cocktail. “Avevamo trascorso la serata in un locale del lungolago, io avevo bevuto mezzo cocktail e mangiato della pizza quando alcune persone si sono messe a discutere per cui siamo venuti via e nel salire lungo la strada che porta a Montefiascone, all’altezza di una delle tante curve, mi sono visto uscire un istrice e per evitarla ho perso il controllo dell’auto”, ha detto, interrogato dal difensore Roberto Merlani.
Miracolosamente illesi. “Ne siamo usciti illesi, ma la mia fidanzata è stata portata al pronto soccorso in ambulanza per una sospetta frattura al polso, che poi era una contusione. Io ho fornito le mie generalità ai carabinieri, che sono arrivati dopo, mentre, col permesso del paramedico, ero già salito a bordo dell’ambulanza per andare in ospedale con lei”, ha proseguito il giovane.
Montefiascone – L’incidente stradale in via del Lago
Nessun contatto carabinieri-conducente. “Noi – aveva spiegato all’udienza dello scorso 19 settembre uno dei carabinieri intervenuti – deducendo che in quel tratto di strada è tecnicamente difficilissimo ribaltarsi, abbiamo pensato che potesse essersi trattato di un malore, o di una distrazione tipo il telefonino oppure di guida in stato di alterazione da alcol o stupefacenti”. Ha quindi aggiunto di non avere avuto alcun contatto col conducente, già sull’ambulanza con la fidanzata, ma di essersi fatto consegnare i documenti dall’infermiere che era a bordo, chiedendo alla centrale operativa di contattare Belcolle per gli esami di rito.
Test alcolemico senza avvisi. Dopo 2-3 ore in ospedale – ha proseguito ieri l’imputato – mentre stavo per venire via, mi hanno bloccato dicendo che i carabinieri avevano chiesto le analisi. Ma a me nessuno aveva detto niente, non ho ricevuto alcun avviso di legge. Mi hanno solo chiesto i documenti tramite l’infermiere”.
Sarà sentita la fidanzata. La difesa, al termine dell’interrogatorio, ha chiesto di poter ascoltare la fidanzata prima della discussione, perché riferisca sulla quantità di alcool ingerito e sui presunti mancati avvisi sul chiamare un avvocato al suo assistito. Richiesta accordata e sentenza rinviata alla prossima estate.
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Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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