Roma – Maxiblitz nel carcere di Rebibbia: 32 ordinanze cautelari, una eseguita a Viterbo.
Emesse dal gip del tribunale di Roma, sono state eseguite nei confronti di 32 persone da circa trecento carabinieri in otto province d’Italia, tra cui quella di Viterbo. Ma anche nella capitale, a Napoli, Avellino, L’Aquila, Teramo, Imperia e Bergamo.
Due i filoni di indagine, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Roma. La prima ha coinvolto anche il nucleo investigativo centrale della polizia penitenziaria e vede indagate quattro persone: due sono finite ai domiciliari e altrettante sono state sospese dal lavoro per un anno. Le accuse, contestate a vario titolo, vanno da false dichiarazioni o attestazioni in atti destinati all’autorità giudiziaria, falsità ideologica commessa da pubblico ufficiale in atti pubblici, corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio e turbata libertà del procedimento di scelta del contraente.
Tra gli indagati anche uno psicologo e un avvocato, mentre avrebbe avuto un ruolo centrale un noto narcotrafficante detenuto a Rebibbia.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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