Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – “Se cediamo e gli diamo il minimo appiglio non ci sarà più mestiere che queste con la loro ostinazione non riusciranno a fare. Costruiranno navi, vorranno combattere per mare… se poi si mettono a cavalcare è la fine dei cavalieri!”. Questo dicevano nella commedia Lisistrata di Aristofane gli uomini tremebondi presi nel pugno di ferro dello sciopero sessuale delle donne di Atene.
Infatti, in tale opera della fine del V secolo a.C. Aristofane conferisce alla donna la dignità di reclamare i propri diritti civili, in una società patriarcale e maschilista che la relegava fuori da tutte le cariche pubbliche nel limbo della schiavitù del focolare.
Le donne prendono così coscienza della loro forza organizzativa e della loro mente versatile di livello più elevato rispetto agli uomini.
Comincia lo sciopero sessuale e si propaga l’iniziativa anche a Sparta. Il dictat imposto dalle donne ai mariti è di fermare la guerra e di conferire loro equità di diritti , pena la castità forzata ad oltranza. Gli uomini ben presto entrano in crisi e le donne si mobilitano occupando l’Agorà con Lisistrata a capo del movimento.
La commedia è comunque un atto di denuncia della disparità sociale di trattamento delle donne nella società ellenica e del mancato riconoscimento delle loro effettive qualità sminuite in un erotizzazione forzata che le marginalizzava unicamente al letto dei maschi.
La mobilitazione descritta da Aristofane continua nella commedia Le donne a parlamento.
Stufe della politica sperperatrice e rovinosa degli uomini, le donne travestendosi da maschi entrano in parlamento e votano il provvedimento del passaggio del potere nelle loro mani, proponendo riforme libertarie anche in campo di emancipazione sessuale.
Le donne, finalmente, potranno scegliersi il partner e avere rapporti con chi vogliono.
Questo a dispetto di un Atene del V sec. che imponeva matrimoni combinati anche a bambine di quattordici anni.
Le nostre società moderne non sono molto diverse dalla grecità classica in campo di diritti delle donne.
Ancora in molte aree dell’Italia vige il patriarcato che relega la donna in posizione subalterna rispetto all’uomo bollandola come pietra dello scandalo.
Auspicando una società uomo-donna più paritaria teniamo alte le battaglie dei diritti per l’emancipazione femminile delle quali c’è ancora tanto bisogno. Viva l’8 marzo!
Emanuel Alison Flamini
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