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Diritti - Le donne conquistarono il diritto di voto in Italia ma nonostante i progressi, rimangono ostacoli nei ruoli apicali e nel mondo del lavoro

8 marzo, 80 anni dal diritto di voto ma il soffitto di cristallo resiste

di Harriet Taylor Mill
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Viterbo – Ottant’anni fa le donne conquistarono il diritto di voto in Italia. Oggi, nonostante i progressi, rimangono ostacoli nei ruoli apicali e nel mondo del lavoro.

Una immagine del film C'è ancora domani di Paola Cortellesi

Una immagine del film C’è ancora domani di Paola Cortellesi


L’8 marzo è un’occasione per ricordare le conquiste delle donne, dal suffragio al superamento del delitto d’onore, ma anche per riflettere su ciò che non va: il gender pay gap, la violenza di genere e la sottorappresentazione ai vertici restano questioni aperte. La lotta per l’uguaglianza coinvolge anche i diritti Lgbt, con l’obiettivo di costruire una società più equa per tutti.

L’8 marzo non è solo una celebrazione, ma un’occasione per riflettere sulle conquiste delle donne e su quanto resti ancora da fare. In Italia, solo ottant’anni fa le donne conquistarono il diritto di voto, un traguardo raccontato con intensità nel film C’è ancora domani di Paola Cortellesi. Il 10 marzo 1946, le italiane poterono per la prima volta votare e candidarsi nel corso di un’elezione amministrativa, segnando un momento storico di grande importanza. A differenza di quanto spesso si pensa, il suffragio femminile in Italia non iniziò con il referendum del 2 giugno 1946 per scegliere tra Repubblica e Monarchia, ma alcuni mesi prima, con le elezioni locali.

Elezioni amministrative 1946 - Il voto delle donne

Elezioni amministrative 1946 – Il voto delle donne


L’emancipazione femminile ha avuto tappe fondamentali, ma la strada è stata lunga e costellata di ostacoli. Fino al 1981, per fare un esempio, in Italia esisteva ancora il delitto d’onore, che permetteva una riduzione della pena per chi uccideva la moglie, la figlia o la sorella per motivi di “onore”. Un altro spartiacque fu il Processo per stupro, il documentario del 1979 che mostrò le umiliazioni subite da una vittima di violenza sessuale in aula, denunciando una giustizia spesso ostile alle donne. Protagonista in aula fu l’avvocata Tina Lagostena Bassi, che con il suo intervento difese la vittima, mettendo in luce il linguaggio sessista e la cultura patriarcale che per anni avevano influenzato i processi per violenza sessuale in Italia. Il suo lavoro contribuì alla battaglia che portò, nel 1996, alla riforma della legge sulla violenza sessuale, riconosciuta finalmente come un reato contro la persona e non più contro la morale.

A livello mondiale, la lotta per i diritti femminili ha avuto punti di svolta importanti: dal suffragio universale in Nuova Zelanda nel 1893 al diritto all’aborto conquistato in Francia nel 1975, fino alla recente decisione della Corte Suprema statunitense di revocare la sentenza Roe v. Wade, che ha rimesso in discussione i diritti riproduttivi negli Stati Uniti.

Oggi, i dati sui femminicidi in Italia e nel mondo dimostrano che la violenza di genere rimane un problema drammatico. Secondo il Viminale, nel 2023 sono state uccise oltre cento donne, la maggior parte per mano di un partner o ex partner. A livello globale, le disuguaglianze salariali, le discriminazioni sul lavoro e la violenza domestica continuano a segnare la vita di milioni di donne.

Se il diritto di voto ha rappresentato un passo avanti fondamentale, l’accesso delle donne ai ruoli di potere e alle posizioni apicali resta ancora limitato. In Italia, per la prima volta nella storia, una donna è presidente del consiglio. Giorgia Meloni ha rotto un tabù, dimostrando che anche nelle istituzioni più alte il genere non deve essere un limite. Tuttavia, la sua elezione non rappresenta ancora un cambiamento strutturale. Le donne in politica sono ancora sottorappresentate e spesso oggetto di attacchi sessisti e discriminazioni. Nei consigli di amministrazione delle grandi aziende e nelle posizioni dirigenziali, la presenza femminile rimane inferiore rispetto a quella maschile, nonostante le leggi sulle quote di genere abbiano migliorato la situazione.

Anche in ambito accademico, scientifico e nelle professioni altamente qualificate, le donne incontrano ancora ostacoli. Se nel settore sanitario sono numerose, ai vertici degli ospedali e delle istituzioni di ricerca predominano gli uomini. Lo stesso accade nel settore della giustizia e delle forze dell’ordine, dove le donne, pur essendo sempre più numerose, faticano a ottenere incarichi di comando.

Una delle aree in cui la sottorappresentazione femminile è ancora evidente è il settore dell’informazione. Le donne giornaliste sono molte, ma poche raggiungono posizioni di direzione nei principali quotidiani e nelle testate giornalistiche. Questo squilibrio influisce anche sulla narrazione delle notizie, spesso costruita con uno sguardo ancora troppo maschile e poco attento alle tematiche di genere.

Uno dei principali ostacoli alla piena parità di genere è il cosiddetto “soffitto di cristallo”, una barriera invisibile che impedisce alle donne di raggiungere le posizioni più alte nelle carriere politiche, economiche e professionali. Nonostante l’aumento delle donne laureate e altamente qualificate, la loro ascesa ai vertici rimane limitata da stereotipi, pregiudizi e da una cultura ancora prevalentemente maschile nelle dinamiche decisionali.

La parità di genere non riguarda solo l’accesso al lavoro o la carriera, ma anche la distribuzione dei carichi familiari e delle responsabilità domestiche. Ancora oggi, le donne dedicano molte più ore rispetto agli uomini al lavoro di cura, un fattore che incide sulla loro capacità di competere in ambito professionale. La mancanza di servizi adeguati per la prima infanzia e la scarsa diffusione del congedo parentale condiviso sono elementi che aggravano ulteriormente questa disparità.

Inoltre, il gender pay gap resta una realtà preoccupante: in Italia le donne guadagnano in media meno degli uomini a parità di ruolo e competenze. Questo divario si amplia ulteriormente nelle posizioni dirigenziali, dove gli uomini sono ancora la maggioranza e detengono stipendi più alti. La trasparenza salariale e le politiche di equità retributiva sono strumenti fondamentali per contrastare questa ingiustizia.

Il tema della parità di genere si intreccia inevitabilmente con quello dei diritti delle persone Lgbt. Anche in questo ambito, le discriminazioni sono ancora forti e limitano le opportunità di accesso a carriera, riconoscimento sociale e tutela legale. In Italia, ad esempio, le coppie omosessuali non hanno ancora pieni diritti in termini di adozione e genitorialità, e le persone transgender affrontano ostacoli burocratici e sociali nel percorso di affermazione della propria identità.

Questi dati evidenziano come la parità di genere sia ancora un traguardo lontano. La lotta per i diritti delle donne non è solo una questione di giustizia, ma anche di progresso per l’intera società. L’8 marzo ci ricorda che le conquiste non sono definitive e che la memoria del passato deve essere il motore per costruire un futuro più giusto, in cui le donne e tutte le persone discriminate possano finalmente accedere a ogni opportunità senza ostacoli o pregiudizi. Eliminare il soffitto di cristallo e garantire una vera equità significa non solo riconoscere il valore delle donne, ma costruire una società più equa e meritocratica per tutti.

Harriet Taylor Mill


Articoli: Panunzi (Pd): “Nessuna donna va lasciata indietro, nessuna voce deve essere messa a tacere” – Luisa Ciambella sulla Giornata internazionale della donna: “Oltre la fragilità, la forza: donne e futuro in cammino” – Turchetti (Uil): “Lavoro nella Tuscia, per le donne al primo posto contratto part time” – Alessandro Romoli: “Le donne protagoniste della crescita della nostra società” – Francesco Rocca: “Compiuti passi in avanti significativi nel segno di una compiuta parità di genere” – Piendibene: “Intitolare il giardino del Pincio alle madri costituenti l’8 marzo è un gesto carico di significato” – Simona Fabi: “Il nostro impegno quotidiano per costruire una società in cui ogni donna possa vivere libera da violenza e discriminazione”


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8 marzo, 2025

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