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L'opinione dello psicologo - L'annullamento della 41esima edizione della gare automobilistica più famosa e longeva della Tuscia

Niente Coppa del Cimino? E’ l’inizio della fine…

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Francesco Mattioli

Francesco Mattioli 

– C’erano una volta le corse automobilistiche. E c’era una volta la Coppa del Cimino, che non sempre si è chiamata così, ad esempio si è chiamata anche Trofeo Marathon.

A quei tempi organizzare una corsa automobilistica era semplice: si trovava uno sponsor del ramo, si chiedeva l’autorizzazione alla Prefettura, si faceva chiudere il percorso dalla questura, si diramavano gli inviti, si aprivano le iscrizioni e via.

Una volta, alla fine degli anni ’60, riuscimmo ad entrare nella realizzazione della corsa anche noi, piccola scuderia universitaria (University Racing Team), fiancheggiando modestamente i tradizionali enti organizzatori.

Traffico? Per quel che ce ne era… così si partiva davanti a Santa Maria in Gradi senza dar fastidio ad alcuno. Guard rail? Nemmeno per sogno, tanto che una Ferrari si schiantò contro un albero alla prima curva e ci fu il morto, il grandissimo Kammamuri. Asfalto rovinato? Nemmeno quello il problema, ancora negli anni ‘70 le sport (e le vetture di Formula 3, da pista), anche se bassissime già allora, saltavano sulle rughe dell’asfalto senza patemi. I provvedimenti per la sicurezza? Poca roba: anzi, più che seri interventi di tutela, erano esibizionismi da burocrati fuori di testa, del tipo: “è vietato il sorpasso tra autovetture” oppure quelle multe comminate alle vetture di Formula 3 perché erano senza targa, nei cento metri di trasferimento dal ricovero notturno alla linea di partenza…

Oggi la sicurezza è l’obiettivo più importante di una gara automobilistica, affinché resti una festa e non si trasformi in tragedia; così, le prescrizioni sono molto rigide e non si sgarra. Talvolta pure troppo rigide, giacché l’anno scorso ho visto un commissario di gara far allontanare il pubblico anche da una zona alta tre metri sopra la strada ed esattamente all’opposto della via di fuga delle vetture (per chi se ne intende, insomma, un’eresia…).

In ogni caso, se si vuole organizzare una gara automobilistica i problemi non potranno che aumentare nel tempo, vuoi per le prescrizioni sulla sicurezza, vuoi anche per la minore disponibilità degli sponsor, vuoi infine per l’orientamento contrario di certe istituzioni e di certa opinione pubblica verso quello che viene considerato un festival dell’inquinamento e dello spreco energetico.

Ma, attenzione: che la 41esima Coppa del Cimino quest’anno non si disputi potrebbe non essere un semplice accidente, potrebbe invece essere un brutto segnale per gli appassionati di automobilismo: se l’organizzazione dovesse comportare crescenti costi, crescenti sacrifici, crescenti problemi, per la più antica e prestigiosa manifestazione automobilistica della Tuscia potrebbe essere giunto l’inizio della fine. Del resto, sono moltissime le gare su strada che sono state abolite negli ultimi anni, tanto che la Coppa del Cimino è rimasta una delle più antiche ancora in vita.

E il discorso non vale solo per le corse automobilistiche.

Un banale esempio non guasterà: la Corsa dei Berberi di Ronciglione che si disputava da moltissimi anni e che era profondamente innestata nella cultura popolare di quel centro, è stata pressoché abolita. E, si badi bene, non tanto per non impegnare più i cavalli in una corsa su strada, altrimenti salterebbe anche il Palio di Siena, ma sol perché per effettuare una simile manifestazione sono state introdotte (giustamente, certo) prescrizioni estremamente rigide relative alle protezioni degli animali e del pubblico e, soprattutto, al fondo stradale, che andrebbe completamente ricoperto di un alto strato di sabbia. Con oneri finanziari e organizzativi che appaiono a tutt’oggi insostenibili.

Francesco Mattioli


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12 settembre, 2013

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