Viterbo – “Quello che dice Trump sull’Ucraina fa più male delle bombe”. Il presidente dell’associazione cristiana degli ucraini in Italia Oleg Horodetskyy ieri pomeriggio nella sala Anselmi di via Saffi a Viterbo per l’inaugurazione della mostra fotografica Checkpoint Kyiv di Pierfrancesco Curzi, un reportage sulla guerra in Ucraina. Ad organizzarla l’associazione Ucraina Volya APS di Viterbo.
Oleg Horodetskyy
“Da Trump – spiega Horodetskyy – abbiamo ricevuto un colpo inaspettato. Gli Stati Uniti sono sempre stati per noi un esempio di democrazia. Quando Putin dice che la colpa della guerra è degli ucraini possiamo anche capire. Lo dice Putin. Quello che invece dice Trump sull’Ucraina, quando Trump definisce Zelensky un dittatore, ecco, queste cose fanno piu male delle bombe”.
In sala, ad ascoltare Horodetskyy, ci sono anche la presidente dell’associazione Ucraina Volya Aps di Viterbo Oksana Chyzhovych, la consigliera comunale delegata al Giubileo Alessandra Croci e il consigliere Paolo Moricoli.
La presentazione della mostra Checkpoint Kyiv
“Dopo 70 anni di Unione sovietica – sottolinea Horodetskyy – il popolo ucraino ha voluto essere indipendente e lottare per la propria vita. L’Ucraina è stata l’unica repubblica ex sovietica che ha iniziato a costruire una democrazia. E questa cosa non è stata presa bene da Putin che ha vissuto questa scelta come un esempio destabilizzante per gli stessi russi che, guardando al nostro paese, capivano che per andare avanti non c’è bisogno di una dittatura”.
La mostra Checkpoint Kyiv
“Putin – prosegue Horodetskyy – sta compiendo un genocidio in mondo visione. Per l’Ucraina sono tempi duri. Speriamo che la parte sana del mondo continui a rispettare i diritti delle nazioni e il diritto internazionale. Quando non si rispettano più questi diritti è il caos totale. Per questo ci aspettiamo il sostegno dei paesi europei. Tutti apparteniamo alla stessa civiltà. Adesso tocca a noi decidere. Accontentare le pretese assurde di un assassino oppure difendere i valori, senza i quali la vita non è possibile”.
Lesya Periy
Ad intervenire anche Lesya Periy dell’associazione Ucraina Volya. “Sono secoli che combattiamo per la nostra identità e per la nostra storia – commenta Periy -. Le foto della mostra che preeentiamo parlano dell’Ucraina in questi ultimi tre anni di guerra. Fotografie che raccontano il dolore dell’Ucraina. Ci sono le famiglie, le persone, i bambini. Foto che parlano in silenzio. Noi abbiamo il diritto di parlare di tutto questo. Non è propaganda, ma una verità che vogliamo raccontare a tutto il mondo. Noi vogliamo solo difendere la nostra libertà e la nostra indipendenza”.
Alessandra Croci
“Vi abbiamo accolto e siamo riusciti a fare squadra – conclude infine Croci -. Da soli non si va da nessuna parte, insieme si va lontano. La pace inizia da noi stessi. A casa nostra, con il nostro vicino di casa. Io sono con il popolo Ucraino così come tutta la nostra amministrazione. Le foto mi hanno fatto veramente impressione e quello che ho notato di più sono le figure delle madri. E non c’è niente per identificare il dolore di una madre che la perdita propri figli”.
Daniele Camilli
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