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Viterbo - Federlazio e Ares lanciano l'allarme

“Cave, troppo burocrazia e poco sviluppo”

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La cava di tufo di Corchiano

Una cava di tufo 

Riceviamo e pubblichiamo – Da un lato la crisi economica, ed in particolare quella dell’edilizia, sia pubblica che privata, ancora pienamente in atto, con un collasso produttivo ed occupazionale dagli effetti incalcolabili; dall’altro il carico burocratico insostenibile , la complessità e l’incertezza dei tempi dei processi amministrativi per il rilascio delle autorizzazioni.

Stretto in questa inesorabile morsa rischia di soffocare uno dei settori portanti nel panorama dell’economia della provincia di Viterbo: quello estrattivo.

La Tuscia dispone di un rilevante patrimonio geologico e di una grande tradizione industriale nelle attività di estrazione, lavorazione e commercializzazione delle pietre da taglio e da costruzione: tufo, peperino, basalto, pietre ornamentali ed inerti, che godono di un mercato esteso a livello mondiale.

Attualmente sono attivi circa venti siti, che interessano il territorio di quarantotto Comuni della provincia.

Sono centinaia gli addetti alle aziende della filiera: le materie prime sono di pregio, ma è la lavorazione che da valore aggiunto all’intera produzione.

Per non dimenticare il contributo economico a favore delle casse dei Comuni, richiesto alle aziende in proporzione ai volumi di prodotto estratto.

Si tratta di imprese attive da decenni, che legittimamente hanno richiesto autorizzazioni, proroghe ed ampliamenti, disattesi dall’inerzia delle amministrazioni comunali, che in base alla delibera regionale del dicembre 2011, potrebbero autorizzare l’attività estrattiva in regime provvisorio.

Tanto è delicato questo ambito per i risvolti economici, occupazionali, ambientali e sociali, tanto è contorta la normativa che lo regola.

Non da oggi il problema della semplificazione amministrativa è una costante nell’agenda della discussione politica nazionale, regionale, locale, ma gli interventi attuati non sono risultati sufficienti a rendere l’apparato pubblico più efficiente ed efficace, ma ,soprattutto, in linea con le mutate esigenze del sistema produttivo, alle prese con le regole della competizione globale.

Permangono, pertanto, nel nostro ordinamento troppe norme e troppi ostacoli burocratici che frammentano i procedimenti amministrativi in una miriade di fasi e adempimenti, spesso dispersivi, che si traducono in costi aggiuntivi ed indeterminatezza dei tempi, impedendo programmazione ed investimenti: in una parola ostacolano lo sviluppo.

Dall’analisi di questo complesso quadro sembra emergere una chiara indicazione, in grado di segnare un punto di svolta per il futuro del settore estrattivo in questa provincia.

La parola d’ordine è “sburocratizzare”, velocizzare i tempi delle procedure per dare lavoro, certezza e sicurezza.

Questo coinvolge la responsabilità di tutti – istituzioni,associazioni di categoria, imprese – nel fare sistema, per ricercare soluzioni e risposte attraverso la concertazione di misure e strategie condivise.

Federlazio ed Arel ritengono opportuna ed indifferibile la costituzione di un tavolo tecnico che si faccia carico di tali obiettivi, attraverso il dialogo e la collaborazione con gli Enti pubblici.

Ascoltare le Associazioni di categoria è il primo, irrinunciabile passo verso la soluzione dei problemi che affliggono il settore estrattivo nella provincia di Viterbo.

Federlazio – Arel 


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13 settembre, 2013

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