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Tribunale - Imputato di maltrattamenti, in aula ha suonato il braccialetto elettronico cui è tuttora sottoposto

Militare accusato dalla ex, un collega lo difende: “È lui la vera vittima”

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L'avvocato Remigio Sicilia

Il difensore Remigio Sicilia


Viterbo – (sil.co.) – A processo per maltrattamenti in famiglia, spunta un collega, supertestimone della difesa, che offre una versione diametralmente opposta dei fatti, in cui la vera vittima sarebbe l’imputato. Imputato che di mestiere fa il militare di professione, di quelli impegnati in delicate missioni all’estero.

Ieri in tribunale gli è suonato il braccialetto elettronico, imposto assieme al divieto di avvicinamento, perché in aula c’era anche la ex moglie. Un momento di imbarazzo davanti al collegio che si apprestava ad ascoltare la testimonianza di un suo collega.

L’uomo è difeso dall’avvocato Remigio Sicilia, mentre la donna è parte civile con l’avvocato Cinzia Ruperto. 

“Tutto è nato da un tradimento da parte della moglie, con un suo collega. Lui, dopo averlo saputo, l’aveva perdonata e voleva riprovare a far funzionare il matrimonio. È stata la moglie che non ha voluto accettare alcune condizioni”. Una versione alternativa quella fornita dal militare, amico e collega dell’imputato. Rivoluzionaria rispetto a quella resa lo scorso 4 febbraio dalla parte offesa.

La coppia, residente in un centro della provincia, è giunta definitivamente al capolinea, dopo un tentativo di rappacificazione andato male, all’inizio dell’anno scorso. Era fine gennaio 2024 quando la donna è andata a denunciare ai carabinieri il danneggiamento della sua vettura, raccontando dei presunti maltrattamenti inflitti dall’ex marito. In seguito alla denuncia è stato allontanato, vede i figli quattro ore alla settimana nel corso di incontri protetti ed è finito a processo col giudizio immediato. Tuttora sottoposto al braccialetto elettronico. 

“Lui al contrario di lei era innamorato e premuroso, con la moglie e coi figli”, ha proseguito il testimone, facendo alcuni esempi. “Lei, una volta che eravamo in missione all’estero in un paese particolarmente pericoloso, dove le comunicazioni erano difficili, per problemi di connessione e perché c’erano attentati, spesso non rispondeva alle sue chiamate. Noi non avevamo orari, chiamavamo tutti i giorni, ma quando era possibile. La mia compagna teneva sempre il telefono vicino, pur di sentirmi. Lui a volte non riusciva a parlare con sua moglie anche per una settimana”, ha concluso. 

Una testimonianza contrastata durante il controesame della pm Aurora Mariotti e  dell’avvocato di parte civile. Il processo riprenderà a maggio per sentire ulteriori cinque testimoni della difesa. 


 – Ex marito alla sbarra per maltrattamenti, avrebbe cercato come acquistare un fucile su internet


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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2 aprile, 2025

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