Viterbo – (sil.co.) – Per quindici anni avrebbe picchiato non solo la moglie, ma anche i due figli minorenni.
Per questo è finito a processo davanti al collegio del tribunale di Viterbo per maltrattamenti aggravati e lesioni aggravate un sessantenne d’origine romena che ai tempi risiedeva con la famiglia nella bassa Tuscia ed attualmente è domiciliato in Francia.
Lunedì in tribunale c’è stata l’udienza di ammissione delle prove. La ex compagna, una connazionale di 58 anni, parte civile con l’avvocato Dominga Martines, è seguita dal centro antiviolenza Demetra di Vetralla a cui si è rivolta nel 2022 per avere aiuto.
L’ultimo episodio risale al 9 febbraio di tre anni fa, quando l’imputato, secondo l’accusa, avrebbe colpito uno dei figli con pugni alla nuca e alle braccia, quindi lo avrebbe afferrato per il collo, provocandogli ecchimosi ed escoriazioni per cui è stato necessario il ricovero all’ospedale di Viterbo. La moglie, temendo per l’incolumità del figlio, non ce l’ha fatta più e ha chiesto aiuto, sporgendo querela dai carabinieri.
Il sessantenne avrebbe maltrattato i familiari fin dal 2007, anche se la ex compagna ha trovato il coraggio di denunciarlo solamente dopo quindici anni, nel corso dei quali le sue vittime preferite sarebbero stati proprio i figli, sottoponendoli a costanti violenze psicologiche e fisiche, ponendo in essere sistematiche azioni minatorie e di percosse.
Il processo entrerà nel vivo a gennaio con la testimonianza della parte offesa.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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