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Viterbo - Alcune centinaia di fedeli del libro sacro invadono il Pilastro con turbanti, abiti tradizionali e sciabole - Esibizioni di fachiri e danze nel fuoco

Un tripudio di colori per la festa indiana dei sikh

di Francesca Buzzi
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La festa del libro sacro dei Sikh

I giochi con il fuoco

La festa del libro sacro dei Sikh

Il plotone con le sciabole

La festa del libro sacro dei Sikh

Il carro sacro dei Sikh

La festa del libro sacro dei Sikh

I fachiri

La festa del libro sacro dei Sikh

Il libro sacro dei Sikh sul carro

– Un fiume colorato di indiani sikh ha invaso ieri pomeriggio il quartiere Pilastro a Viterbo (fotoraccontovideo).

Alcune centinaia di uomini, donne e bambini, tutti con il turbante in testa e l’abito tradizionale multicolore hanno sfilato dietro un carro addobbato con fiori e festoni. Al suo interno viaggiavano pochissimi “eletti” seduti su morbidi cuscini e piume sontuose, insieme al libro sacro della cultura sikh, il cui anniversario si festeggia ogni settembre dal lontano 1604.

Una festa tradizionale per la comunità indiana dei sikh, ma senza dubbio straordinaria e inedita per Viterbo.

La cerimonia, infatti, viene celebrata soltanto in alcune città italiane, quelle in cui la cultura sikh è maggiormente radicata oppure, come in questo caso, in un centro che accoglie per una giornata anche i fedeli sparsi nella zona. Quest’anno è stata scelta anche la città dei papi e gli indiani del centro Italia si sono dati appuntamento a viale Bruno Buozzi intorno alle 14 per celebrare il rito festoso e colorato.

Il corteo era aperto da alcuni indiani che armati di scope e ramazze spazzavano la strada per aprire il passaggio al fiume di gente in costume, molta della quale camminava a piedi scalzi. Subito dopo due di loro gettavano petali di fiori sull’asfalto e precedevano un plotone schierato, in abito arancione e blu, armato di sciabole che scortava il carro vestito a festa.

Dietro il lunghissimo corteo di indiani di tutte le età. Gli uomini tutti rigorosamente con il turbante e le barbe lunghe, le donne con tuniche multicolori e un copricapo fin sopra i capelli. Un fiume multicolore che partiva dall’arancione dominante per passare al blu, al rosso, al nero, al bianco e alle centinaia di sfumature dell’arcobaleno.

Una vera e propria festa alla quale erano accolti anche i pochissimi italiani accorsi per curiosità alla manifestazione. Sul percorso della processione c’era chi donava a chiunque gli passasse accanto bottiglie d’acqua, succhi di frutta e manciate di frutta secca, mentre i fedeli intonavano canti e preghiere nella loro lingua.

Il corteo ha poi sostato nell’incrocio tra via Alessandro Volta e via Caparozzi. Il pubblico ha circondato un gruppo di indiani con la divisa arancione e blu che si è scontrato in duelli e dimostrazioni di abilità di ogni sorta. Sciabole, mazze chiodate e fruste di acciaio sono volate in aria, sulla cantilena di sottofondo delle preghiere intonate dalla folla.

Poi, mentre l’attenzione e la suspence crescevano, è stata posata a terra una tavola di legno pieno di chiodi che puntavano verso l’alto.

Uno degli indiani si è adagiato sopra il letto di chiodi e un’altra tavola con degli altri chiodi gli è stata appoggiata sopra il ventre. Qui è salito un secondo uomo e sopra di lui è stato adagiato un masso di cemento. Poi un terzo indiano, brandendo un pesantissimo martello, ha colpito il masso di cemento spaccandolo in mille pezzi. Sotto, i due fachiri erano stesi sui chiodi come se nulla fosse.

Uno scroscio di applausi e poi l’esibizione successiva. Questa volta un gruppetto di indiani ne teneva fermo un altro seduto a terra, con un cocco appoggiato sulla fronte, e di nuovo un grosso martello è calato su di lui spaccando il frutto e facendone uscire il latte contenuto al suo interno.

Altri applausi e altra attesa per l’ultimo spettacolo. Gli indiani hanno schizzato con una piccola tanica di benzina l’asfalto di una porzione della piazza per poi far partire una nuvola di fiamme roventi che si sono alzate di fronte agli occhi dei fedeli. In quel fuoco un gruppo di temerari è passato saltellando e danzando incolume.

Dalle finestre dei palazzi del quartiere molti viterbesi hanno seguito con stupore lo spettacolo insolito messo in scena dagli indiani.

Una festa unica nel suo genere che per un’ora ha portato un po’ di India nella Tuscia in un clima caotico e chiassoso, ma con una forza e un fascino insolito che ha trascinato anche anche chi si è trovato lì per caso.

Francesca Buzzi


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16 settembre, 2013

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