Viterbo – “Alfio Pannega era l’umanità fatta persona”, il ricordo di Luciano Bernabei, una delle figure di riferimento del centro sociale occupato di Valle Faul cui Alfio Pannega prese parte. Parte integrante.
Viterbo – la commemorazione di Alfio Pannega
Questa mattina la celebrazione dei cento anni dalla nascita dell’uomo, poeta, compagno, militante comunista. Alfio Pannega. Nato nel 1925 è scomparso nel 2010, il 30 aprile.
In tanti, tanti i ricordi, al cimitero San Lazzaro dove Pannega è sepolto, assieme alla madre, Giovanna Pannega. Caterina. Morta nel 1974.
Una passeggiata. Con il narratore di comunità Antonello Ricci, gli attori Pietro Benedetti e Olindo Cicchetti, l’attrice Michela Benedetti, Antonella Litta dell’Isde, gli ex sindaci di Viterbo Giulio Marini e Giovanni Arena, il presidente dell’Anpi Enrico Mezzetti, Sergio Insogna di Viterbo con Amore, Giancarlo Mazza dell’Altro Circolo. I ricordi e le testimonianze di chi lo ha conosciuto e vissuto.
Viterbo – la commemorazione di Alfio Pannega
Assente l’amministrazione. Nessun patrocinio all’iniziativa da parte del comune.
“Tutti a Viterbo ricordano Alfio Pannega – dice Ricci -, e questo è il segno della sua popolarità. Amato dalle persone, le più diverse. Alfio godeva di una stima immensa. Abbiamo scelto le voci di chi ha vissuto la sua straordinaria stagione, dal 1993, anno dell’occupazione del centro sociale, fino al 2010. Chi, con lui, ha condiviso il pane. Alfio è stato un eroe”.
“Alfio – aggiunge Mezzetti – esprimeva il senso di libertà e spezzava ogni volontà di prevaricazione. E molti di noi, se non fossimo quello che siamo, avremmo voluto essere Alfio”.
Viterbo – la commemorazione di Alfio Pannega
“Alfio – sottolinea Litta – esprimeva un grande amore per la natura e per tutte le componenti del mondo. Un modo di vivere che tornava ai valori essenziali”.
“Andavamo spesso da Alfio – prosegue Pietro Benedetti -. Alfio che ci raccontava come si faceva il vino. Alfio che lavorava alle feste dell’Unità dove metteva i suoi pochi soldi per fare una torta”.
“Nella sua semplicità – commenta Arena – Alfio era di una profondità enorme”.
“Alfio l’ho vissuto osservandolo – conclude Marini -. Antesignano con i suoi comportamenti del futuro. Fare una mattinata con Alfio, ascoltarlo, presentare il suo libro, è stata un’esperienza di grande livello umano ed emotivo. Alfio è stato un grande elemento distintivo che ha dato valore alla città”.
Viterbo – la commemorazione di Alfio Pannega
Nato a Viterbo il 21 settembre 1925, Alfio Pannega visse una vita di lotta e poesia, abitando per molti anni con la madre in una grotta della Valle di Faul. Leggeva Dante e Ariosto da bambino e trovò nella poesia a braccio la sua voce più autentica, fiorita tra i butteri della Tolfa e le strade della sua città. Lavorò duramente fin dalla giovane età, riciclando materiali quando ancora non si parlava di ecologia: era un esempio vivente di sostenibilità e dignità operaia.
Nel 1993 fu tra i fondatori del centro sociale nell’ex gazometro abbandonato, che animò fino alla fine dei suoi giorni. Morì nel sonno il 30 aprile 2010, lasciando un vuoto nella comunità che lo aveva sempre considerato un punto di riferimento.
Il suo ricordo sopravvive anche grazie alle fotografie di Mario Onofri, suo amico e artista visivo, e al lavoro teatrale di Pietro Benedetti, che ha portato in scena con forza e sensibilità il monologo “Allora ero giovane pure io”, tratto dalle memorie e poesie di Alfio.
Viterbo – la commemorazione di Alfio Pannega
Nonostante gli appelli, la proposta di istituire un “Archivio Alfio Pannega” per raccogliere e rendere accessibile il materiale sulla sua vita è ancora senza risposta. Ma l’incontro del 27 aprile vuole anche essere un invito a rinnovare l’impegno per conservare e diffondere la memoria di un uomo che ha incarnato con coerenza l’idea di una cultura popolare, resistente e solidale.
Daniele Camilli
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