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Cronaca - Oggi sono tre i nomi che uniscono la città e la congregazione dei cardinali: Giovanni Angelo Becciu, Carlo Maria Viganò e Fortunato Frezza

Nonostante il comune non abbia messo in campo iniziative per il conclave, Viterbo e i papi sono strettamente legati

di Thomas Moore
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Viterbo – Nonostante l’amministrazione comunale non abbia messo in campo nessuna iniziativa per l’imminente conclave, come non ha creato nessuna partnership per l’attuale giubileo, Viterbo e i papi sono strettamente legati.

Viterbo - Palazzo dei Papi

Viterbo – Palazzo dei Papi


La stessa parola conclave ha origine a Viterbo. Tutti conosciamo – o almeno dovremmo – l’elezione papale del 1268 -1271, la più lunga nella storia della chiesa. I viterbesi isolarono i cardinali nel Palazzo dei Papi (clausi cum clave), gli tagliarono i viveri e scoperchiarono il palazzo. Se, da un lato, si può far ironia sull’evento come esempio della storica cultura d’accoglienza della città, dall’altro è solo una pagina della relazione speciale fra Viterbo e Santa Sede che arriva fino ai giorni nostri.

Molti i cardinali di origine viterbese, da Marco Parentezza cardinale francescano del XIV secolo, a Pietro La Fontaine, docente del seminario diocesano, cappellano di S. Maria in Gradi, patriarca di Venezia dal 1915. Al civico 85 di piazza della Morte, un’epigrafe ricorda la sua casa. Egidio da Viterbo, agostiniano, uno dei filosofi maggiori fra il XV e il XVI secolo, fu nominato Patriarca latino di Costantinopoli da Clemente VII.

Oggi, sono tre i nomi che legano Viterbo e conclave. Giovanni Angelo Becciu, più volte in visita in città, che ha responsabilmente deciso di togliere di imbarazzo tutti e non andare in Sistina, convinto dopo la notizia di due lettere firmate da Bergoglio, di cui l’ultima a marzo scorso è particolare essendo siglata solo con una F. Ma tanto è bastato per evitare una dura battaglia procedurale nel momento in cui la chiesa cerca una nuova unità.

Carlo Maria Viganò vive nell’eremo della Palanzana sede della sua associazione, Exsurge Domine, dopo una vita di prestigiosi incarichi, come segretario del governatorato dello stato della Città del Vaticano e poi nunzio apostolico negli Stati Uniti d’America. Ha rapporti burrascosi con la Santa Sede da anni, fino alla scomunica per scisma del 2024 (sanzione utilizzata solo per altri 4 vescovi dopo il Concilio Vaticano II). 

Il terzo, Fortunato Frezza, nominato cardinale nel concistoro del 2022, ha un profilo completamente diverso. Premiato con la porpora dopo una vita al servizio della chiesa, non sarà in conclave ma è parte integrante della vecchia guardia italiana in questi giorni di congregazioni, forte del suo ruolo come sottosegretario del sinodo dei vescovi che lo ha messo in contatto con la chiesa di tutto il mondo per quasi 17 anni.

Thomas Moore


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30 aprile, 2025

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