Viterbo – “Il 9 maggio è una data che segna profondamente la storia del nostro paese. In un solo giorno, nel 1978, l’Italia fu colpita da due tragedie accomunate dallo stesso filo: la violenza contro chi difendeva la democrazia, la legalità e la libertà”. Il ricordo del vicepresidente del consiglio regionale del Lazio, Enrico Panunzi.
“Aldo Moro – prosegue -, venne assassinato dalle Brigate Rosse dopo 55 giorni di prigionia. Un attacco al cuore dello stato, che voleva colpire l’idea stessa di dialogo e coesione nazionale che Moro rappresentava. La sua lezione politica è ancora oggi di straordinaria attualità.
Lo stesso giorno, in Sicilia, la mafia uccideva Peppino Impastato, giovane attivista e giornalista che aveva avuto il coraggio di rompere il silenzio e denunciare il potere criminale che soffocava la sua terra. La sua voce libera è diventata oggi un simbolo di resistenza civile e impegno contro ogni forma di sopruso.
Ricordare Moro e Impastato – conclude -, non è, quindi, soltanto un esercizio della memoria. È un dovere civile e morale. È l’impegno quotidiano di chi crede nelle istituzioni democratiche, nella giustizia e nella partecipazione. È la consapevolezza che la libertà e la legalità non sono mai conquiste definitive, ma vanno difese ogni giorno, con coraggio e responsabilità”.
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