Milano – (s. c.) – Si sta tenendo in questi giorni al Palazzo del ghiaccio di Milano l’evento dal titolo “Bank to the future, le trasformazioni in corso e un passato da valorizzare” organizzato dalla Fabi, il sindacato maggiormente rappresentativo nel settore del credito, che ha come segretario generale Lando Maria Sileoni.
Due iniziative all’interno di una settimana di lavori. Per la Fabi si tratta del 129esimo Consiglio nazionale e della 12esima Conferenza d’organizzazione.
Al centro del dibattito, iniziato lunedì scorso e che terminerà domani, il futuro del settore del credito alla luce del risiko bancario in atto, le possibili future aggregazioni e la tenuta occupazionale, l’Europa e il credito cooperativo.
Sono già confrontati con la Fabi gli amministratori delegati dei più importanti gruppi bancari e i giornalisti economici di tv e carta stampata: Antonio Patuelli, Carlo Messina, Carlo Cimbri, Giuseppe Castagna, Luigi Lovaglio, Elena Goitini, Andrea Orcel, Gianni Franco Papa, Gianpiero Maioli, Francesco Minotti e Matteo Spanò.
Presente a Milano anche una qualificata e significativa presenza di dirigenti sindacali viterbesi.
L’iniziativa è, come sempre, un’occasione per fare il punto sulle profonde trasformazioni in atto nel sistema bancario e sulle tutele da garantire ai lavoratori in una fase di cambiamento strutturale.
Un contratto che è “una scelta di campo” e “un atto politico”, una categoria che non ha conosciuto scioperi ma ha ottenuto il 100% delle richieste, un sindacato che vigilerà “ferocemente” su ogni trasformazione del settore. È un intervento a tutto tondo quello che il segretario generale della Fabi, Lando Maria Sileoni, ha pronunciato nel corso della sua relazione al 129° Consiglio nazionale della Federazione autonoma bancari italiani.
“Il 23 novembre 2023 abbiamo scritto una pagina storica”, ha detto Sileoni alla numerosissima platea, riferendosi al rinnovo del contratto nazionale, che ha portato a un aumento medio di 435 euro mensili per i lavoratori sia in Abi sia in Federcasse. “Non c’è un’altra categoria in Italia che possa vantare un simile risultato”, ha sottolineato, parlando di una “rivoluzione politico-sindacale” costruita senza scioperi, ma con “intelligenza, rispetto e forza delle relazioni”.
Ma il contratto, ha spiegato il leader della Fabi, “non è solo un successo sindacale o personale, è un atto politico. Perché il lavoro va pagato, riconosciuto, rispettato”.
Sfide future: credito, digitalizzazione, cybersecurity. Sileoni ha tracciato una linea di azione ben precisa: “L’inflazione, i tassi variabili e le politiche della Bce influenzeranno redditività e margini. Le banche dovranno migliorare l’efficienza, puntare su sportelli automatizzati, tecnologie delle informazioni aggiornate, finanza verde e Pnrr”. A dominare l’agenda sarà ancora la gestione dei crediti deteriorati, che “resterà una priorità, soprattutto in un contesto economico incerto per molte imprese”.
Sullo sfondo, il rischio dei tagli occupazionali. “Quando un gruppo ne incorpora un altro, cambia tutto: direzioni, politiche, territori. E il nostro compito è vigilare, incidere e agire. Dietro alla parola “razionalizzazione” – ha ammonito Sileoni – si nasconde spesso una molto più pericolosa: licenziamenti”.
Digitalizzazione sì, ma non contro il lavoro. La tecnologia digitale resta infatti uno snodo cruciale, ma per il segretario generale non deve comportare una compressione dell’occupazione. “La Fabi deve essere il luogo dove la modernità incontra i diritti. Dove ogni scelta aziendale venga letta con gli occhi del lavoratore. E quando difendiamo un collega, difendiamo noi stessi”.
Proprio per questo, ha rivendicato il modello di sindacato della Fabi: “Non ci limitiamo a denunciare: contrattiamo, otteniamo, proteggiamo. Il nostro è sindacalismo di presenza, non di facciata. Ogni giorno difendiamo il diritto a vivere il lavoro senza paura: dalle pressioni commerciali al mobbing sottile, dalla solitudine professionale alla formazione finta”.
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