Viterbo – Mi domando: perché ci deve essere una manifestazione organizzata dal movimento Lgbt+ anche a Viterbo? Se le persone si sentissero e fossero rispettate non ci sarebbe la necessità di mettersi in pubblico per ricordarcelo, anche se in formato goliardico e provocatorio. E allora benvenuti e auguri ai nostri amici e amiche che si riconoscono in questo movimento.
Viterbo – Il TusciaPride del primo giugno
Se non vi sentite accettati e rispettati non è vostra responsabilità. La responsabilità è nel bigottismo e nei timori spessi inconsci di altri e che non sono pochi. Anche la chiesa ha la sua responsabilità, ma sta facendo passi avanti soprattutto dopo le aperture di rispetto del papa Francesco. Non voglio passare per eretico, ma Dio non ha lasciato scritto nulla a riguardo e quello che chiamiamo pensiero di Dio è in realtà il nostro pensiero che pretende di interpretare la volontà di Dio. Il quale tra l’altro, secondo il catechismo della Chiesa Cattolica e la fede popolare, ha creato tutti noi.
Allora Dio avrebbe creato persone che si sarebbe poi pentito di creare? Su questo cerchiamo di essere aperti, tutti, a opinioni differenti, ma che siano rispettose delle persone. Perché l’orientamento sessuale detto omo-affettivo non è una malattia. L’OMS-WHO (Organizzazione Mondiale della Sanità) il 17 maggio 1990 ha derubricato l’omosessualità dall’elenco delle malattie mentali, definendole “una variante del comportamento umano” e l’APA (American Psychological Association) da tempo aveva affermato che non è una patologia.
L’origine del movimento risale al 27 giugno 1969 a New York, detta la rivolta di Stonewall in Christopher street, dopo l’irruzione della polizia nel locale dove si incontravano coloro che si sentivano emarginati per il loro orientamento. In Italia la prima manifestazione fu a San Remo il 5 aprile 1972, mentre il primo Pride nazionale si celebrò nel 1994 a Roma dove partecipò Vladimir Luxuria. Ho letto che c’erano 10.000 persone. Ma io vivevo a Toronto, dove lo scorso anno il Pride vide circa 3 milioni di partecipanti, inclusi curiosi e simpatizzanti.
Don Gianni Carparelli
A Viterbo mi pare che nel 2024 ci fu il primo e ora, 2025, il secondo. Da amici che hanno partecipato e giornalisti ho saputo che è stato molto corretto e civile anche se qualcuno si aspettava chissà cosa. Io ho avuto modo di lavorare, anche per conto della Chiesa, con gruppi, come “Dignity”, a Toronto. Non ho mai incontrato persone malate. Sofferenti si, soprattutto per sentirsi emarginati e esclusi come se fossero errori di natura. E per questo alcuni soffrivano di disforie affettive (internalized homophobia), di stress da identità sessuale dovuta non all’orientamento, ma reazione al sentirsi non solo condannati, stigmatizzati e rifiutati, ma anche osteggiati e oltraggiati, se non peggio.
E allora il problema è un altro. Ma sappiamo rispettare? O dobbiamo sbatterci il naso, come è capitato a un amico giornalista canadese che scriveva contro il movimento, fino a quando la figlia, in mia presenza, si è aperta (coming out) in famiglia presentando la sua “migliore amica”? Guardate che ci sono persone con questo orientamento anche a Viterbo e non solo. Tolleranza non basta, ci vuole accettazione e come detto: rispetto vero. Che le famiglie non si mettano in testa che questo orientamento sia una malattia da poter curare. Non è una malattia. E’ un orientamento, una variante del comportamento umano.
So che qualcuno arriccerà il naso e penserà che non rispetto il pensiero di Dio. Anche in Canada ho passato qualche guaio con il cardinale Aloysius M. Ambrozic dopo alcune proteste di un gruppo “antitutto” per un’intervista che mi avevano fatto in radio a riguardo. Cosa posso dire? Se il cosiddetto pensiero di Dio (quale poi?) mi porta a mancare di rispetto per le persone… sapete cosa vi dico?… Preferisco rispettare le persone che conosco e vedo.
Vi rispetto e vi voglio bene insieme a tanti altri. Il vostro stile di vita lo decidete voi e se siete contenti, rispettosi e sereni vuol dire che siete benedetti. Buona festa e auguri, con le vostre famiglie e amici.
Don Gianni Carparelli
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