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Tribunale - L'accusa vuole la trascrizione della telefonata tra le prove del processo

Bimbo di dieci anni chiama il 112: “Aiuto, il papà vuole ammazzare la mamma”

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Viterbo – (sil.co.) – “Aiuto, correte, il papà vuole ammazzare la mamma”. È la drammatica telefonata al 112 di un  bimbo di 10 anni che lo scorso 14 luglio, giorno del suo compleanno, verso le dieci di sera, tornato a casa coi genitori e due fratellini dalla festa con parenti e amici, vide il padre aggredire la madre e minacciarla di usare i coltelli.


Carabinieri e 118 - immagine di repertorio

Carabinieri e 118 – immagine di repertorio


Quella telefonata è stata trascritta dai carabinieri su disposizione del pm Flavio Serracchiani e ieri la collega Aurora Mariotti ne ha chiesto l’acquisizione agli atti, tra le prove del processo, scatenando la forte opposizione del difensore  Maria Luisa Piccirilli, la quale ha chiesto per il suo assistito la revoca della misura cautelare dell’allontanamento dai tre figli minori della coppia, su cui il collegio si è riservato. 

Imputato di maltrattamenti aggravati in famiglia un sudamericano residente con la famiglia in un centro della Bassa Tuscia. Scattato l’allarme, sul posto si precipitarono i carabinieri della compagnia di Ronciglione e il 118 che accompagnò la mamma coi tre bambini in ambulanza al pronto soccorso dell’ospedale Santa Rosa di Viterbo, dove fu attivato il codice rosa. 

Lo scorso 11 marzo è stata sentita la parte offesa che, ricostruendo il suo calvario. disse tra le lacrime: “Tenevo un diario sul telefono, perché temevo che mi avrebbe uccisa”. 

“Dopo la festa il mio compagno, che era ubriaco, mi ha picchiato davanti ai nostri figli, come aveva già fatto la sera prima e come faceva sempre. Erano sei mesi che aveva preso a minacciarmi coi coltelli. Quel giorno mi ha presa a schiaffi, poi mi ha detto ‘ricorda che i coltelli stanno lì’. Allora mio figlio, che giocherella col cellulare del padre, ha chiamato i carabinieri, venuti col 118, che ha portato me e i bambini tutti all’ospedale di Viterbo. Dopo di che l’ho denunciato”.

“Una volta mi ha buttata per terra e puntato il coltello alla gola”, ha riferito la presunta vittima, che non si è costituita parte civile contro l’ex, per ora resta sottoposto all’allontanamento dalla casa familiare e al divieto di avvicinamento col braccialetto alla parte offesa.

Si torna in aula a novembre, sentenza entro Natale.


– Il padre minaccia di accoltellare la madre, il figlio di dieci anni chiama i carabinieri


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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4 giugno, 2025

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