Civita Castellana – “Se non divento papa vengo”. Così ha risposto il cardinale Pietro Parolin, segretario di stato della Santa Sede, all’invito dell’amico ed ex compagno di seminario don Ampelio Santagiuliana, in occasione delle celebrazioni per il 70° anniversario della fondazione della parrocchia del Cuore Immacolato di Maria. E la promessa è stata mantenuta: Parolin ha partecipato alla cerimonia, alla quale erano presenti anche le massime autorità civili e militari.
Il cardinale Pietro Parolin, segretario di stato della Santa Sede, a Civita Castellana
“Saluto tutti con grande affetto, anche da parte di papa Leone, che mi ha chiesto di portarvi i suoi saluti” – ha detto il cardinale Parolin rivolgendosi ai fedeli –. “È una bella sorpresa vedere così tanti giovani, e per questo dono ringraziamo il Signore”.
Parolin ha poi proseguito la sua riflessione facendo riferimento a Sant’Agostino: “Parla del tempo dell’ascolto durante la celebrazione eucaristica. Quando viviamo ciò che abbiamo ascoltato, portiamo frutto per la vita eterna. Sento di ringraziare il Signore per questo luogo sacro, per questa chiesa che mi fa venire in mente l’incontro di Andrea e di suo fratello Giovanni con Gesù. Gli chiesero dove abitasse, ed egli rispose: ‘Venite e vedete’. Fu un incontro così importante che l’evangelista ne ricordò persino l’ora: erano le quattro”.
Il cardinale Pietro Parolin, segretario di stato della Santa Sede, a Civita Castellana
Il segretario di stato ha poi aggiunto: “Se oggi chiedessimo a Gesù dove abita, probabilmente ci porterebbe in una delle tante chiese del mondo. È vero che il Signore è onnipotente e infinito, e che nessun luogo può contenerlo, ma ha voluto abitare in una casa costruita da mani d’uomo. Qui c’è la sua presenza: nella parola, quando viene proclamata; nella comunità che si riunisce; nell’eucaristia. Se gli chiedessimo dove abita, ci indicherebbe questa chiesa”.
Un invito, quello del cardinale, rivolto in particolare ai giovani: “Questa generazione dovrebbe cercare di passare più tempo in chiesa, non solo durante le celebrazioni. Lasciamoci trasformare dal Signore. Se ci lasciamo guardare da lui, diventiamo raggianti, ci trasformiamo interiormente. Egli è un sole che guarisce tutte le nostre malattie”.
Parolin ha poi sottolineato il valore del luogo: “Abbiamo la grazia di avere questa chiesa, cosa che non è più possibile in molti altri paesi. Viviamola. Questa parrocchia, intitolata al cuore di Maria, richiama le parole di Isaia: una madre non può dimenticare il suo bambino. E così è il Signore: come una madre, non si dimentica mai dei suoi figli”.
Infine, un appello alla responsabilità e alla sensibilità: “Dobbiamo pregare per la pace. Viviamo in un tempo di grande vulnerabilità, e l’unico mezzo che abbiamo è la preghiera. Affidiamoci alla Madonna. Dobbiamo essere sensibili alle necessità degli altri, riconoscere chi ha bisogno, non solo materialmente ma anche spiritualmente. Oggi il grande pericolo è l’indifferenza: ognuno va per la sua strada. Ma il cristiano è colui che si accorge degli altri e dà una mano. È questa la testimonianza di fede, anche con qualche sacrificio”.
E ha concluso: “La grandezza dell’uomo non si misura in base alla missione che gli è stata affidata, ma nella fedeltà e nella generosità con cui la vive. Si tratta di fare l’ordinario in modo straordinario”.
Giusi De Novara
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