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Viterbo - Edizione Archeoares, dello scrittore e studioso - Il testo evidenzia anche i cattivi rapporti con il vertice dello stato che incontrò nell'organizzazione della sua eccezionale impresa

Osvaldo Biribicchi: un nuovo libro di sulle spedizioni polari artiche di Umberto Nobile

di Silvio Cappelli
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Viterbo – Dopo aver ricoperto importanti incarichi partecipando a missioni nei Paesi dell’ex Patto di Varsavia e maturato esperienze nella progettazione europea in ambito difesa e formazione, Osvaldo Biribicchi viterbese d’adozione, ha pubblicato recentemente con Edizioni Archeoares una sua nuova opera dal titolo “Le spedizioni polari artiche di Umberto Nobile. Dal successo alla Commissione d’inchiesta”.

Osvaldo Biribicchi

Osvaldo Biribicchi


Biribicchi è studioso rigoroso e divulgatore appassionato, dopo aver scritto diversi libri, da diversi anni si dedica alla ricerca storica con particolare attenzione al Risorgimento, alla prima e alla seconda Guerra mondiale e alla geopolitica dell’Africa subsahariana. Attualmente, attraverso ricerche nelle fonti storiche degli archivi pubblici e privati e con diverse interviste a persone, sta approfondendo gli aspetti intorno alla figura di Mariano Buratti partigiano insignito della Medaglia d’oro al Valor Militare.

La figura di Umberto Nobile è inscindibilmente legata alla tragica conclusione della spedizione polare da lui condotta col dirigibile Italia nell’estate del 1928. Dentro di se aveva racchiuse moltissime qualità “eccellenti doti di progettista aeronautico – scrive nella prefazione del libro il generale Antonio Daniele – inventore di numerose soluzioni tecnologiche, molte delle quali brevettate; insuperabili capacità di pilota di dirigibili con esperienza unica di sorvolo della banchisa polare artica; indiscusse qualità di scienziato ed esploratore con una profonda cultura tecnica e geografica”.

Il libro di Biribicchi evidenzia, tra l’altro, le difficoltà di carattere tecnico, ma anche di cattivi rapporti con il vertice dello stato che Umberto Nobile incontrò nell’organizzazione della sua impresa. 

“Il problema era di duplice natura – scrive ancora il generale Daniele nella prefazione – la notorietà di Nobile era già elevatissima a livello internazionale e ciò, invece di essere motivo di orgoglio nazionale, metteva in imbarazzo il vertice dell’Aeronautica, impersonato da Italo Balbo che non credeva nel futuro del dirigibile e quindi non era disponibile ad investirvi risorse”.

Il prestigio di Nobile e l’avversità di Balbo per il dirigibile, dunque, crearono le premesse per inutili difficoltà che, alla prova dei fatti, diventarono gravemente dannose. Come il rifiuto di Balbo di inviare i due idrovolanti richiesti da Nobile alla Baia del Re per l’eventuale utilizzo in caso di emergenza.

E Biribicchi evidenzia magistralmente queste situazioni all’interno del suo libro mettendo il lettore di fronte ad una descrizione apparentemente contraddittoria nel momento in cui la nazione, che si affidava all’aviazione per promuovere la propria immagine di progresso tecnologico, scientifico e sociale, ignorava l’eccellente progetto di Nobile arrivando quasi a boicottarlo.

Una spedizione che poi, nonostante tutti gli ostacoli e le avversità, è partita ugualmente “con la benedizione di Papa Pio XI e con l’ipocrita benestare di Balbo e Mussolini”.

Osvaldo Biribicchi nella sua opera, affascinato dal lato tipicamente aeronautico, dalle caratteristiche tecniche di quei dirigibili “artici” che volarono per migliaia e migliaia di chilometri superando avversità di ogni genere, evidenzia come, proprio grazie alle eccellenti qualità tecniche delle proprie macchine volanti, con la spedizione del “Norge” nel 1926 Nobile aveva aperto la prima rotta aerea tra l’Europa e il Nord America.

Soffermandosi anche sulla vicenda umana della “miserevole gogna pubblica a cui fu sottoposto il grande trasvolatore a seguito della tragica caduta del dirigibile Italia, per cause mai definitivamente accertate, avvenuta sulla via del ritorno dopo che per la seconda volta era riuscito a raggiungere il Polo Nord”.

E le domande che Biribicchi pone all’interno del testo sono diverse: “Perché una persona che aveva dato lustro all’Italia con i propri studi nel settore aeronautico e non solo era stata messa da parte in un periodo in cui paradossalmente la retorica del regime esaltava le virtù patrie?

Perché lo Stabilimento di Costruzioni Aeronautiche da lui diretto, una eccellenza statale che funzionava egregiamente addirittura superiore a similari realtà private quanto a progettualità, qualità delle lavorazioni ed efficienza produttiva, dopo la fine del primo conflitto mondiale rischiò di essere chiuso e svenduto ad alcuni speculatori privati?”.  Qualche risposta e qualche spunto di riflessione le troviamo all’interno del testo.


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15 luglio, 2025

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