Riceviamo e pubblichiamo – Quello che il Pd si prepara ad affrontare dovrà essere un vero e proprio congresso rifondativo o sarà l’ennesima occasione mancata.
Le vicissitudini seguite alla mancata vittoria elettorale della primavera scorsa hanno mostrato un partito allo sbando, dilaniato da satrapie e potentati, tanto a livello locale che nazionale, fino al punto da sacrificare, la figura del suo padre nobile: Romano Prodi, nella vicenda, ancora inspiegata dell’elezione del presidente della Repubblica.
Il governo con il principale avversario: il Pdl di Silvio Berlusconi, vede un Pd spesso afono e dimentico dei valori e dei desiderata del proprio elettorato, costretto a seguire i diktat dell’alleato. Serve perciò che il Partito democratico ritrovi forza e voce, rafforzando la sua struttura organizzativa diffusa e coinvolgendo direttamente nelle scelte fondamentali i propri elettori.
La risposta al fallimento del modello bocciofila capace solo di tutelare l’apparato, non può e non deve essere il partito-comitato al servizio di un leader ed orientato al mero risultato elettorale. Serve ri-legare le fila che uniscono il partito alla società, al mondo di attivismo che si muove fuori dai partiti che non può e non deve trovare come unico interlocutore il M5S, per questo credo che la giusta via per il Pd sia riconnettersi con il sistema dei valori della sinistra italiana. Ed è proprio perché credo nel progetto di un Pd dei militanti e soprattutto di un Pd più ampio che ho deciso di sostenere la candidatura di Pippo Civati a segretario nazionale del Partito democratico.
Per questo domani, insieme a molti altri democratici, sarò alle 21, al Bianco Volta in via delle piagge 23, per ascoltare Giuseppe Civati.
Serenella Ranucci
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