Viterbo – “Claudio Cavina, giocatore numero 235 del Rugby Viterbo, ruolo terza linea, poi appassionato allenatore delle giovanili, ha passato la palla”. Con queste parole l’Union Rugby Viterbo ha annunciato la scomparsa di una delle figure più rappresentative della sua storia.
Un post commosso, che va oltre la notizia: “Questa è la notizia, fredda, asettica, ma non si possono racchiudere 60 anni di vita in dieci parole”.
Cavina faceva parte di quella generazione di rugbisti viterbesi degli anni pionieristici, quando si giocava con un solo pallone e ci si allenava con determinazione, spesso dividendo il campo con professori che nel pomeriggio diventavano compagni di squadra. “Era un giocatore grintoso, determinato e sempre pronto a sacrificarsi per gli altri”, scrive ancora il club, ricordando lo spirito di gruppo e l’impegno condiviso in un’epoca “più che amatoriale”.
Il rugby per Claudio non era solo sport, ma un modo di stare insieme, di vivere la città, di coltivare amicizie profonde. “Dopo aver lasciato il campo, si ritrovava la sera a spasso per Viterbo, a fare due passi per il corso, finendo sempre immancabilmente davanti alla tabaccheria di Onesimo Milioni”, racconta il post del club.
Tra i ricordi riaffiorano i nomi degli amici di una vita – Eraldo, Piero, Marcello, Giorgio – che come lui erano parte di quella “stagione” irripetibile. Anche dopo, quando le strade si erano divise, Cavina ha continuato a mantenere viva quella rete di relazioni, con un saluto, una battuta, una rimpatriata. “La frase più usata era: Ti ricordi quella volta…?”, viene raccontato.
“Ora a Claudio questa domanda non potremo più rivolgerla, se non con il pensiero – conclude l’Union Rugby Viterbo – ma nella memoria di ogni singola persona che ha fatto con lui il lungo percorso, in campo e fuori, rimane indelebile il ricordo della sua amicizia”.
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