Tarquinia – Riceviamo e pubblichiamo – Scrivo questa lettera per condividere un fatto accaduto il 16 agosto 2025 alle ore 20 a Tarquinia Lido, che mi ha profondamente amareggiato come genitore, come professionista sanitario e come frequentatore storico di questo territorio, che conosco e amo da oltre trent’anni.
Mio figlio di 2 anni ha avuto un episodio febbrile importante, con temperatura superiore a 39 gradi, necessitava di un’antipiretico quale in Nurofen 200 mg febbre e dolore. Come genitori – e in particolare come persona che lavora nell’ambito dell’emergenza sanitaria – abbiamo valutato con attenzione la situazione. Non c’erano gli estremi per chiamare l’ambulanza né per portarlo in pronto soccorso, anche perché l’ospedale di Tarquinia non è dotato di un reparto pediatrico. Serviva semplicemente un antipiretico da banco, ma anche se non vi era lo stesso Nurofen andava bene una tachipirina in supposte, facilmente reperibile in qualsiasi farmacia, se ci fosse stata una farmacia notturna accessibile.
È a questo punto che è iniziata una vera e propria corsa ad ostacoli.
Consultando diversi siti web – anche quelli apparentemente affidabili – abbiamo trovato informazioni confuse, sbagliate, obsolete. Alcuni portali indicavano come farmacia di turno una ubicata all’interno dell’area pedonale/area giochi in piena ztl antistante l’ospedale, zona dove non esiste alcuna farmacia, mentre altri riportavano turni di reperibilità riferiti addirittura agli anni 2023 e 2024.
Solo recandoci fisicamente nel centro storico di Tarquinia, abbiamo trovato sulla vetrina della farmacia centrale antistante al museo civico, un cartello buttato alla bene e meglio nella vetrinetta, che indicava come reperibile la farmacia a Tarquinia Lido.
A quel punto ho chiamato il numero indicato, spiegando chiaramente che avevo bisogno di un antipiretico (Nurofen 200 mg febbre e dolore o una banale tachipirina in supposte) per mio figlio di due anni febbricitante.
La risposta che ho ricevuto è stata un netto rifiuto, espresso peraltro in un dialetto molto marcato e difficile da comprendere, ben lontano dall’italiano. Le uniche parole che sono riuscito a cogliere con chiarezza sono state: “È la legge, è la legge!”, riferendosi alla soglia di 15mila abitanti residenti, ripetute come giustificazione, senza spiegazioni ulteriori.
Il rifiuto, sebbene motivato genericamente da vincoli normativi, è stato per me incomprensibile e ingiustificabile.
Un bambino di due anni con febbre alta rientra senza dubbio tra le situazioni urgenti – non emergenziali, certo – ma urgenti, secondo ogni logica sanitaria e anche secondo il più basilare buon senso oltre che di umanità.
Urgenza e emergenza non sono sinonimi, e negare l’accesso a un farmaco da banco in una condizione simile è un atto di grave irresponsabilità.
A causa del rifiuto, siamo stati costretti a salire in macchina e guidare velocemente vista l’urgenza fino a Civitavecchia, a 25 chilometri di distanza, per trovare una vera farmacia notturna operativa.
Tutto ciò accade in un territorio che, nel mese di agosto, accoglie migliaia di villeggianti, turisti e famiglie, e che non può più essere considerato come un comune da meno di 15mila abitanti nei fatti. I campeggi, le seconde case, le strutture ricettive e le spiagge affollate parlano chiaro.
Applicare alla lettera il criterio anagrafico della popolazione residente per definire l’obbligo del servizio farmaceutico notturno è una finzione pericolosa, che espone cittadini e turisti a gravi disagi e rischi sanitari.
Mi rivolgo, attraverso questo scritto, direttamente alle autorità locali del comune di Tarquinia, alla direzione sanitaria territoriale (Asl Viterbo) e a tutti coloro che si occupano della gestione dei servizi pubblici e turisticidi questa zona.
Chiedo con urgenza:
Che venga attivata almeno una farmacia notturna realmente accessibile durante l’intero mese di agosto e in tutti i periodi di alta affluenza turistica;
Che venga predisposto un canale informativo unico, ufficiale, aggiornato e facilmente consultabile (sito web, app o QR code) con i turni delle farmacie, evitando il caos attuale;
Che venga formato e sensibilizzato il personale farmaceutico reperibile, affinché comprenda quando un caso, pur non “emergenziale”, richiede attenzione immediata – soprattutto se riguarda bambini piccoli o persone fragili.
Io a Tarquinia vengo da più di trent’anni, e ci ho portato mio figlio convinto che fosse ancora un luogo sicuro, attrezzato, ospitale. Ma oggi mi sento di dire, con enorme dispiacere, che questo territorio non è più in grado di garantire nemmeno l’essenziale.
Non chiedevo un miracolo. Solo un antipiretico. Con rispetto e delusione.
Fausto Caterini
– Agostino Sapere: “Mai ci siamo negati per un bambino o un adulto con febbre…”
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