Orte – Riceviamo e pubblichiamo – Gentile redazione di Tusciaweb,
ho letto con attenzione il vostro articolo sull’Ottava medievale a Orte, che quest’anno viene presentata come un’edizione “dedicata alle donne”. E devo confessarvi che mi lascia profondamente indignata.
Perché se da un lato si riempiono pagine di parole sulla “centralità della donna” e sulla “memoria femminile”, dall’altro la realtà della festa racconta tutt’altra storia.
Le donne possono cucire, cucinare, pulire, servire ai tavoli e sfilare come bamboline bellissime ma mute. Ma quando si tratta di giochi e sfide considerate di valore per la festa e la comunità, vengono escluse. Nessuna possibilità di essere arciere, tamburine, sbandieratrici. E non è un limite solo per le adulte: anche le ragazze e perfino le bambine sono tagliate fuori da qualsiasi attività considerata “importante”.
A questo si aggiunge una dichiarazione che lascia davvero senza parole: la rettrice dell’Ottava, da donna, ha sottolineato con orgoglio che “la festa sarà al femminile, ma non femminista”. Mi permetto di chiederle, e di chiedervi: lo sa che senza il femminismo, oggi, lei non sarebbe nemmeno rettrice? Non potrebbe nemmeno ricoprire quel ruolo. Non avrebbe diritto di voto, non avrebbe libertà di parola, non avrebbe voce nelle decisioni.
Mi chiedo: come si fa, nel 2025, a dire una cosa del genere? Come si fa a organizzare una manifestazione “dedicata alle donne”, parlare di memoria, coraggio, emancipazione, e poi rinnegare apertamente il femminismo, cioè il movimento che ha permesso a tante di noi di poter anche solo essere presenti, studiare, votare, parlare? La contraddizione è enorme e, mi permetto di dirlo, profondamente ipocrita. Si rivendica un’edizione “al femminile”, ma si nega proprio ciò che ha reso possibile alle donne di esserci davvero. Si celebrano le donne come simbolo, ma non viene dato loro alcuno spazio reale. Una rievocazione storica può e deve essere una opportunità di inclusione, un’occasione per far vivere la storia e la cultura a tutti e tutte, non per riproporre un Medioevo che relega le donne ai margini. Una festa che si proclama “dedicata alle donne” e poi le esclude dai momenti di valore è ipocrisia mascherata da tradizione. Se vogliamo davvero parlare di rispetto e di memoria, allora serve coerenza: più spazio, più ruoli, più opportunità per tutte, comprese le bambine.
Mi auguro che questa riflessione arrivi a chi di dovere e che, dal prossimo anno, l’inclusione non sia solo uno slogan da comunicato stampa.
Con rispetto, ma con profonda amarezza,
Giorgia Grasso
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