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Agricoltura - Angelo Bini, vicepresidente CoopCast, chiede lumi alla Regione Lazio

“Più chiarezza sulla gestione del centro riproduzione Torymus”

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Castagne

Riceviamo e pubblichiamo – La Regione Lazio comunica che una associazione di produttori ha chiesto di poter gestire gratuitamente il centro riproduzione Torymus Sinensis presso Arsial di Caprarola.La comunicazione ha una forma che non rende chiaro il fatto e nascono tanti dubbi.

Alcun interrogativi:

1. Università della Tuscia e Università di Torino non hanno capacità di gestione?

2. Esistono associazioni centro – fitofarmaci?

3. L’assessorato potrebbe confondere le esigenze e la filosofia dell’ambiente boschivo dei Monti Cimini con altri ambienti di agricoltura di pianura a carattere intensivo?

4. Siamo giuridicamente e sostanzialmente in presenza di soggetti genuinamente originati e gestiti da coltivatori produttori e che perseguono gli interessi collettivi della categoria nel senso che propugnava Pietro Verrucoli?

5. Con la gestione ipotizzata si potrebbe creare il conflitto interno anche tecnico per ambienti che hanno promosso la lotta chimica in aperto contrasto con la lotta biologica così come evidenziato dai documenti del Tavolo Castanicolo Nazionale?

6. Se le due università di Viterbo e Torino non sono in grado di gestire il centro non sarebbe il caso di interpellare l’Università di Perugia che ha dimostrato in materia la massima competenza vantando anche il primato scientifico nello studio degli antagonisti autoctoni come emerso dai lavori della prima conferenza nazionale sul cinipide del castagno tenutasi a Firenze anni or sono?

7. Con tale operazione non si rischia di vanificare definitivamente la già molto carente azione regionale nella risoluzione dei problemi della nostra castanicoltura e di approfondire la già negativa opinione dei produttori verso l’operatività dei pubblici poteri in generale?

8. Come mai la Regione sfida le organizzazioni dei produttori ad assumere in gestione gratuita il centro dopo che la carente azione regionale ha contribuito in modo determinate a stremare i produttori e le loro associazioni non solo sul piano economico ma anche sul piano morale e psicologico?

9. Non sarebbe stato il caso di aprire una consultazione tra i produttori, le loro associazioni e le loro cooperative?

10. Il dipartimento di Scienze e tecnologie per l’agricoltura, le foreste, la natura e l’energia (DAFNE) dell’Università della Tuscia e Bruno Paparatti, il dipartimento di Scienze agrarie, forestali e alimentari (DISAFA) dell’Università di Torino e Alberto Alma, sono stati informati e consultati?

11. Si potrebbe conoscere il loro parere?

Questi e tanti altri sono i punti da chiarire senza spirito polemico ma tenendo conto che ormai sono anni che la produzione di castagne diminuisce e da tre anni è quasi zero e questa situazione non può durare all’infinito.

L’annuncio della Regione oltre che misterioso deprime ancor più l’ambiente per il quale occorrono invece provvedimenti normativi, disciplinari e di sostegno economico.

Speriamo che la Regione Lazio dopo questo atto gravissimo inizi a risalire la china e ci dia sostegno economico e non puramente verbale.

Angelo Bini
Vicepresidente CoopCast
Cooperativa agricola produttori castagne di Vallerano, Canepina, Monti Cimini

 


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29 settembre, 2013

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