Viterbo – (sil.co.) – Assolto con formula piena nonostante l’accusa avesse chiesto una condanna a tre anni di reclusione.
Si è chiuso così il processo lampo davanti al collegio a carico di un immigrato 57enne d’origine cingalese residente nel capoluogo, sottoposto dal 30 settembre 2024 alla misura dell’allontanamento dalla casa familiare col braccialetto elettronico.
Come detto, per l’accusa era colpevole, da condannare alla pena di tre anni di carcere. Il tribunale, sentito il difensore Luigi Mancini, lo ha assolto con la formula più ampia, perché il fatto non sussiste.
Il 22 agosto, secondo l’accusa, aveva cacciato di casa la moglie, una connazionale, minacciandola di darle fuoco e di uccidere lei, il fratello e anche la sua migliore amica, che l’avrebbe più volte difesa.
Al 57enne venivano contestate condotte protratte nell’arco di 25 anni. A partire dal 1999. Una escalation di violenza.
Nel 2023 avrebbe sferrato un pugno al volto della moglie, arrabbiato solo perché lei stava riposando, fermato dai figli mentre tentava di proseguire la scenata infilzandola con una forchetta. Motivo per cui gli veniva contestata l’aggravante dell’utilizzo di una “arma”.
Come detto le prime vessazioni sarebbero risalite al 1999, quando avrebbe picchiato la moglie, a mani nude e con la cintura, mentre era incinta del primo figlio. Già all’epoca, l’avrebbe terrorizzata in mille modi, arrivando a versarle sulla testa il contenuto della pentola, se la cena non era di suo gradimento.
E ancora: l’avrebbe costretta a stare nuda al freddo in giardino e l’avrebbe obbligata ad andare a lavorare come domestica nonostante fosse al settimo mese di gravidanza. Motivi per cui gli veniva contestata l’ulteriore aggravante di avere posto in essere la condotta ai danni di una donna in stato interessante.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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