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Riceviamo e pubblichiamo – Tutto tace all’Arcionello, tranne le ruspe. A più di un anno dalla consegna all’ente provincia del piano d’assetto del parco dell’Arcionello, elaborato da una commissione di docenti universitari dell’Università della Tuscia e da un docente di urbanistica dell’Università di Roma “La Sapienza”, non si è ancora proceduto alla sua approvazione.
Nessuna giustificazione può essere portata per un così prolungato ritardo che non si spiega né con la tradizionale lungaggine degli iter burocratici, né con la scarsa attitudine degli amministratori ad intendere la portata e la rilevanza di un problema che doveva essere tra quelli prioritari dell’attuale consiglio provinciale.
La realtà è che il parco dell’Arcionello rappresenta un’area in cui dovrebbe essere esclusa l’ulteriore attività speculativa che ha comportato un diffuso dissesto del territorio comunale; il piano d’assetto è fermo per le opposizioni interne ed esterne al consiglio provinciale, in modo da procrastinare le norme che regolerebbero le attività del parco e delle aree limitrofe.
Una palese dimostrazione di questo stato di cose è l’insieme di opere edilizie che si stanno costruendo sul lato sinistro all’inizio della strada della Palanzana, a pochissimi metri di distanza del sottostante fosso Luparo.
E’ fuori discussione che se il piano d’assetto fosse stato approvato, sarebbero scattate le norme di tutela ambientale che avrebbero evitato, o comunque ridotto questo ennesimo scempio.
Ciò dimostra ancora una volta che la funzione preminente degli amministratori viterbesi non è quella di tutelate gli interessi pubblici della città, ma di continuare ad agevolare attività private, spesso al limite della legalità, in particolare collegate alla speculazione edilizia.
Antonello Ricci
Giuseppe Occhini
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